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Sull'ammissibilità della domanda di concordato preventivo 'di gruppo' con cessione parziale dei beni

Matteo Di Fabio, Dottore di ricerca in Scienze Giuridiche nell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara

 

 

CORTE DI CASSAZIONE 17 OTTOBRE 2018, N. 26005 Pres. IOFRIDA, Rel. DE MARZO, P.M. DE AUGUSTINIS (rig.) Concordato preventivo – Concordato preventivo liquidatorio con cessione parziale dei beni ai creditori – Effetto esdebitatorio – Esclusione – Violazione del principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c. – Sussistenza (Artt. 160 e 161 L. fall.; artt. 1991, 2740 e 2497 ss. c.c.) Concordato preventivo – Concordato preventivo “di gruppo” – Inammissibilità – Autono­mia delle masse attive e passive delle singole società – Necessità (Artt. 160 e 161 L. fall.) La proposta concordataria liquidatoria che prevede la cessione parziale del patrimonio del debitore a soddisfacimento delle ragioni creditorie altera il principio di responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c. e non produce l’effetto esdebitatorio del debitore, essendo quest’ultimo subordinato alla messa a disposizione dei creditori cessionari di tutto il patrimonio del debitore responsabile, né può ritenersi applicabile la disciplina contrattuale dettata dall’art. 1977 c.c. che, nel consentire al debitore la cessione ai creditori di “tutte o alcune delle sue attività”, non produce l’effetto esdebitatorio proprio della procedura concordataria. La proposta unitaria di concordato da parte di società appartenenti ad un “gruppo” che prevede la cessione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa è inammissibile in quanto realizza una confusione della masse patrimoniali attive e passive delle società in violazione del principio di responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c. (Omissis) Con il secondo motivo si lamenta violazione o falsa applicazione dell’art. 2740 cod. civ., nonché degli artt. 160 e 182 L. Fall., rilevando: a) che l’art. 2740 cit. protegge l’interesse disponibile del creditore a non subire comportamenti del debitore che limitino la consistenza del patrimonio di quest’ultimo a danno del primo; b) che tale principio trova piena attuazione proprio nel concordato preventivo con cessione dei beni, che, per sua natura, si accompagna al rischio che i creditori chirografari non ricevano integralmente la percentuale del pagamento [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Le questioni rimesse alla S.C. - 2. Limiti di (in)ammissibilità del concordato preventivo con cessione parziale dei beni: giurisprudenza versus dottrina - 3. Una possibile lettura sull’ammissibilità del concordato preventivo parziale “di gruppo” liquidatorio - 4. (Segue): l’interpretazione alla luce del D.Lgs. n. 14/2019 - NOTE


1. Le questioni rimesse alla S.C.
La sentenza in epigrafe torna a pronunciarsi sull’ammissibilità ex. art. 162 L. Fall. della proposta di concordato preventivo liquidatorio con cessione parziale dei beni ai creditori. Il caso si riferisce ad una domanda di concordato preventivo di “gruppo”, che prevedeva la soddisfazione parziale dei creditori (chirografari) di alcune società attraverso il ricavato della liquidazione di una sola parte del loro patrimonio e la destinazione del residuo attivo monetizzato al soddisfacimento dei creditori delle altre società appartenenti al “gruppo”. Il Supremo Collegio ritiene che la fattispecie di concordato preventivo di gruppo con cessione parziale dei beni ai creditori realizzi una palese violazione del principio dell’art. 2740 c.c., considerato che l’effetto esdebitatorio ex art. 184 L. Fall. imporrebbe la messa a disposizione ai creditori concorsuali di tutti i beni del debitore. I giudici motivano tale decisione, da un lato, ritenendo non dirimente la lettera del riformato art. 160 L. Fall., che non prevede più – tra le forme di ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti – la cessione di tutti i beni; dall’altro, secondo un’interpreta­zione sistematica, considerando la previsione di cessione parziale dei beni di cui al­l’art. 186-bis L. Fall. norma speciale introdotta dal Legislatore col solo fine di assicurare la continuità dell’impresa in concordato. La Corte, inoltre, è dell’avviso che l’i­nammissibilità della proposta concordataria unitaria trovi conferma anche nell’art. 3, 1° comma, lett. d), L. n. 155/2017, secondo cui, in linea con l’orientamento giurispru­denziale prevalente, è possibile presentare una domanda di concordato “di gruppo” con un unico ricorso a condizione che sia rispettato il principio di autonomia, anche in vista della determinazione delle rispettive maggioranze nella votazione della proposta, delle rispettive masse attive e passive delle società del gruppo.

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2. Limiti di (in)ammissibilità del concordato preventivo con cessione parziale dei beni: giurisprudenza versus dottrina
La decisione della S.C. ripropone il dibattito dottrinale e giurisprudenziale sul­l’ammissibilità di una proposta concordataria con cessione parziale dei beni ai creditori. La giurisprudenza è saldamente orientata nel senso di giudicare inammissibile una proposta di concordato preventivo liquidatorio che preveda la cessione parziale di beni ai creditori, in quanto ritenuta in violazione del principio inderogabile di attuazione della responsabilità patrimoniale sancito dall’art. 2740 c.c. [1]. I giudici escludono inoltre l’applicazione della norma dell’art. 1977 c.c., secondo cui il debitore può cedere ai creditori anche solo parte delle proprie attività [2]. Si sostiene infatti che la cessione dei beni di diritto comune sia in grado di offrire ai creditori una garanzia (attraverso la responsabilità illimitata del debitore) preclusa nella cessio bonorum concordataria, dove, invece, l’omologa della proposta di concordato produce l’effet­to esdebitatorio ex art. 184 L. Fall., liberando il debitore nei confronti dei creditori anche per la parte di credito non soddisfatta. Viceversa, l’orientamento dottrinale maggioritario [3], fatte salve alcune posizioni contrarie [4], è favorevole all’ammissibilità di una proposta concordataria che preveda la soddisfazione dei creditori attraverso la dazione di una sola parte del patrimonio, valorizzando il diritto del debitore – riconosciuto dall’art. 160 L. Fall. – di determinare senza alcun limite il contenuto della proposta di concordato e il fatto che sia rimessa ai creditori la decisione in ordine alla convenienza o meno della proposta. In questo senso, si è ritenuto che a prescindere dal contenuto della proposta concordataria (liquidatoria ovvero in continuità aziendale), quando il debito originario, a seguito dell’omologazione, viene limitato (i.e. dichiarato “estinto” o inesigibile), la cessione parziale del patrimonio ai creditori, quale modalità di adempimento satisfattorio [5] di quel debito, rappresenta una limitazione solo apparente (e non effettiva [6]) del principio di universalità della responsabilità patrimoniale che, invero, trova piena attuazione [7], rimanendo integro e illimitato l’oggetto della responsabilità, anche se [continua ..]

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3. Una possibile lettura sull’ammissibilità del concordato preventivo parziale “di gruppo” liquidatorio
A fronte dei dubbi sollevati in dottrina sulla convenienza economica di un concordato preventivo con cessio parziale dei beni di una società monade, si è sostenuto, già prima della Riforma portata dal D.Lgs. n. 14/2019, che proposte di tal specie possano trovare applicazione se formulate nell’ambito di un concordato di gruppo [13]. Invero, la dottrina ha ammesso la possibilità, per le imprese in crisi appartenenti ad un gruppo, di presentare, con ricorso congiunto, un piano unitario di regolazione della crisi che preveda, ferma restando l’autonomia delle rispettive masse attive e passive delle società appartenenti al gruppo, sulla quale la dottrina maggioritaria è consolidata [14], la cessione di parte dell’attivo di una società del gruppo (solitamente la “madre” più patrimonializzata) a beneficio dei creditori delle altre società del gruppo (solitamente “le figlie”), nell’ottica di assicurare un soddisfacimento dei creditori (delle singole società) migliore rispetto a quello che otterrebbero all’esito dalla liquidazione fallimentare delle rispettive società [15]. In specie, l’ammissibilità di un con­cordato preventivo “di gruppo” con cessione parziale dei beni ai creditori ha trovato conforto nella posizione di chi, pur ribadendo l’autonomia delle masse attive e passive delle imprese del gruppo, ha interpretato il principio di universalità della responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c. alla luce dell’art. 2497 c.c. [16]. In altre parole si è legittimato lo spostamento di masse attive da una società (del gruppo) a beneficio di altre sulla base dell’applicazione, nel diritto della crisi, della teoria dei vantaggi compensativi [17], e quindi ritenendo tale spostamento legittimo (rectius: non lesivo degli interessi dei soci e creditori della società che cede parte del proprio patrimonio) qualora alla diminuzione patrimoniale corrisponda un oggettivo vantaggio com­pensativo prodotto dal risanamento o dalla liquidazione aggregata del patrimonio del gruppo [18]. Ed invero, l’attribuzione di valore giuridico ai vantaggi compensativi, nell’ambito della riorganizzazione del gruppo insolvente, non significa confusione tra [continua ..]

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4. (Segue): l’interpretazione alla luce del D.Lgs. n. 14/2019
L’analisi sulla legittimità del concordato preventivo “di gruppo” con cessione parziale dei beni non può non confrontarsi con le previsioni del D.Lgs. n. 14/2019 (CCI). L’art. 284, 1° comma, CCI riconosce a ciascuna impresa in crisi o insolvenza (appartenente ad un gruppo) la possibilità di presentare con un unico ricorso una domanda di accesso alla procedura di concordato preventivo, depositando un piano unitario o più piani reciprocamente collegati e interferenti. La proposta concordataria, ferma restando l’autonomia delle masse attive e passive delle imprese (3° comma), deve contenere le ragioni di maggiore convenienza che la presentazione del piano unitario o di piani collegati e interferenti possa portare ai creditori delle singole imprese del gruppo in termini di loro miglior soddisfacimento (4° comma). Invero, è apparso – già dai primi commenti – che, da un lato, il legislatore abbia accolto nella disciplina della procedura di concordato preventivo di gruppo un modello di c.d. consolidamento procedurale, rigettando quello del consolidamento sostanziale; dall’altro, abbia individuato, quale criterio dirimente, il miglior soddisfacimento dei creditori delle imprese (non necessariamente tutte [21]) appartenenti al gruppo [22]. Orbene, per valutare l’ammissibilità di un concordato preventivo liquidatorio di gruppo con cessione parziale dei beni, l’analisi deve considerare anche l’art. 285, 2° comma, CCI, che precisa che «il piano o i piani concordatari possono altresì prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative, inclusi i trasferimenti di risorse infragruppo […]», a condizione che queste operazioni soddisfino la duplice condizione di essere funzionali a garantire la continuità di uno o più imprese del gruppo e – quoad effectum – il miglior soddisfacimento dei creditori di tutte le imprese del gruppo. Ed invero, sulla base del testo letterale della norma, parrebbe non consentirsi trasferimenti di risorse (rectius: cessioni di beni) infragruppo nell’ambito di procedure con­cordatarie meramente liquidatorie. Tuttavia, se si considera – anche alla luce del CCI – il criterio generale del miglior soddisfacimento dei creditori come il principio che ispira il funzionamento di ogni procedura concordataria e del quale [continua ..]

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NOTE

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