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La suprema corte limita il privilegio processuale in favore del credito fondiario

Salvatore Ziino. Professore associato di Diritto processuale civile nell’Università degli Studi di Palermo

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha ristretto la possibilità per i creditori fondiari di partecipare alla distribuzione del ricavato della espropriazione individuale proseguita ai sensi dell’art. 41, 2° comma, TUB (D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385). L’A., dopo avere ripercorso la disciplina positiva che regola i rapporti tra credito fondiario e fallimento, espone alcune considerazioni critiche sulla decisione.

A recent judgment of the Supreme Court narrows the rights of banks, as mortgagee creditors, to seize the assets of the debtor notwithstanding bankruptcy proceedings, according to paragraph 41, subsection 2, of the Italian Consolidated Law on Banking (D.Lgs. 1° September 1993, n. 385). The Author examines the relevant provision concerning the right of banks to satisfy their claims notwithstanding bankruptcy proceedings and outlines a different framework.

Cassazione civile, 28 settembre 2018, n. 23482 Pres. F. DE STEFANO, Est. A. TATANGELO Fallimento – Effetti sui creditori – Esecuzione individuale – Credito fondiario – Distribuzione del ricavato – Onere del giudice dell’esecuzione di provvedere in conformità ai provvedimenti emessi dagli organi fallimentari (Artt. 43, 51, 107 L. Fall.; D.Lgs. n. 385/1993, art. 41, 2° comma) La provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di un immobile pignorato dall’istituto di credito fondiario in una procedura esecutiva individuale, iniziata (o proseguita) ai sensi dell’art. 41, D.Lgs n. 385/1993 dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, deve essere operata dal giudice dell’esecuzione sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) che sono stati emessi dagli organi del fallimento ai fini dell’accertamento, della determinazione e della graduazione dei crediti. Fallimento – [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Premessa - 2. La disciplina speciale sul credito fondiario nel Testo Unico del 1905 e nella legge fallimentare del 1942 - 3. Le modifiche introdotte dal Testo Unico Bancario e dalla riforma della legge fallimentare del 2006 - 4. Il caso deciso da Cass. n. 23482/2018 - 5. Sintesi della motivazione della sentenza - 6. Sulla ammissione al passivo come condizione per la partecipazione al riparto: considerazioni critiche - 7. Sulla c.d. graduazione implicita o indiretta e sul rischio di “infruttuosità” nel caso di soddisfazione anticipata del creditore fondiario - 8. Cenni sull’oggetto delle contestazioni ex art. 512 c.p.c. - 9. Il credito fondiario nel Codice della crisi d’impresa - NOTE


1. Premessa
La sentenza in esame, anche se afferma di porsi in continuità con le precedenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di rapporti tra fallimento e credito fondiario, presenta una nuova interpretazione delle disposizioni vigenti. Per questa ragione dopo la pubblicazione della sentenza alcuni Tribunali hanno ritenuto opportuno emanare apposite circolari dirette ad illustrare le novità ai curatori fallimentari ed ai professionisti delegati nelle esecuzioni [1]. Prima di affrontare le singole questioni esaminate dalla sentenza, appare opportuno un breve excursus delle norme che regolano il credito fondiario, in modo da fornire al lettore alcune coordinate di riferimento.

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2. La disciplina speciale sul credito fondiario nel Testo Unico del 1905 e nella legge fallimentare del 1942
La disciplina speciale in materia di credito fu introdotta dalla L. 14 giugno 1866, n. 2983, per consentire ad alcune banche di concedere speciali finanziamenti garantiti da iscrizione di ipoteca, con contestuale emissione di cartelle [2]. Negli anni successivi le norme sul credito fondiario vennero riformate ed estese agli altri istituti di credito; l’intera disciplina venne riordinata dal R.D. 16 luglio 1905, n. 646, recante il Testo Unico delle leggi sul credito fondiario. Le principali disposizioni speciali in materia processuale e fallimentare, che sono state mantenute dalla legislazione successiva, erano le seguenti: – l’ipoteca iscritta dall’istituto di credito non poteva essere impugnata con azione revocatoria se era iscritta almeno dieci giorni prima della sentenza di fallimento (art. 18 T.U. sul credito fondiario); – nel caso di vendita forzata l’aggiudicatario doveva versare direttamente all’istituto di credito [continua ..]

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3. Le modifiche introdotte dal Testo Unico Bancario e dalla riforma della legge fallimentare del 2006
Il Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia del 1993 (D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, in avanti TUB) ha abrogato il Testo Unico sul credito fondiario [14] ed ha stabilito che rientrano nel credito fondiario tutte le operazioni di credito garantite da ipoteca su immobili [15]. L’estensione della disciplina sul credito fondiario a tutte le forme di finanziamento ipotecario ha suscitato dubbi di legittimità costituzionale, che sono stati dichiarati infondati dal giudice delle leggi [16]. Per quanto riguarda i rapporti tra esecuzione per credito fondiario e fallimento, il TUB ha sostanzialmente riprodotto le precedenti disposizioni. Nell’art. 41 TUB è stato riaffermato il potere del creditore fondiario di iniziare o proseguire l’azione esecutiva sui beni ipotecati «anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» ed è stata mantenuta la facoltà del curatore «di [continua ..]

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4. Il caso deciso da Cass. n. 23482/2018
Questi erano gli orientamenti di dottrina e giurisprudenza quando è stata emessa la sentenza in esame [23], che trae origine da un procedimento di espropriazione immobiliare promosso dal creditore fondiario nei confronti del debitore in bonis e proseguito dopo la dichiarazione di fallimento. Il curatore fallimentare interveniva nell’espropriazione e chiedeva di partecipare alla distribuzione del ricavato per la soddisfazione di alcuni crediti prededucibili: ICI relativa all’immobile, oneri condominiali e compensi spettanti alla curatela. Nel progetto di distribuzione non veniva riconosciuta la prededuzione richiesta dal curatore. Il giudice dell’esecuzione con ordinanza ex art. 512 c.p.c. rigettava le contestazioni mosse dal curatore al progetto di distribuzione. Il curatore proponeva opposizione agli atti esecutivi, rigettata dal Tribunale sulla base di due argomenti: – il giudice dell’esecuzione, in sede di [continua ..]

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5. Sintesi della motivazione della sentenza
La prima parte della decisione contiene un paragrafo dedicato alla “Ricostruzione sistematica della disciplina dei rapporti tra esecuzione individuale promossa per credito fondiario e fallimento” e imputa al giudice del merito di non avere correttamente applicato i principi affermati in materia dalla Suprema Corte, principi ai quali la sentenza invece vuole dare continuità; queste affermazioni saranno approfondite più avanti, in quanto sembra che sia stata invece proprio la sentenza in esame ad invertire la rotta rispetto ad orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati [25]. Prima di decidere l’unico motivo di ricorso, la Suprema Corte afferma che la possibilità per il curatore di ottenere dal creditore fondiario la restituzione delle somme ricevute in eccesso non esclude la rilevanza degli accertamenti e della «graduazione già avvenuti in sede fallimentare». Aggiunge che «laddove tali [continua ..]

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6. Sulla ammissione al passivo come condizione per la partecipazione al riparto: considerazioni critiche
La motivazione della sentenza in esame non sembra addurre i necessari argomenti che avrebbero potuto giustificare il cambio di rotta rispetto ai precedenti della Suprema Corte nella stessa materia. Due affermazioni contenute nella sentenza si pongono in continuità con la giurisprudenza precedente e sono certamente da condividere: a) davanti al giudice dell’esecuzione hanno rilevanza gli accertamenti definitivi e la graduazione già avvenuti in sede fallimentare[27]; b) l’attribuzione delle somme al creditore fondiario nella espropriazione singolare ha natura provvisoria. Invece altri passaggi della motivazione della sentenza non convincono. Innanzitutto, non sembra potersi condividere la affermazione secondo la quale l’ammissione al passivo sarebbe un elemento costitutivo del diritto del creditore fondiario di soddisfarsi nella espropriazione singolare [28]. Va al riguardo tenuto presente che la facoltà della banca di iniziare o [continua ..]

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7. Sulla c.d. graduazione implicita o indiretta e sul rischio di “infruttuosità” nel caso di soddisfazione anticipata del creditore fondiario
Altro punto della sentenza, che va approfondito, è costituito dalla affermazione secondo la quale il giudice dell’esecuzione, nella fase della distribuzione del ricavato, dovrebbe verificare se esistano provvedimenti degli organi della procedura falli­mentare «che abbiano – direttamente o indirettamente – operato l’accertamento, la quantificazione e la graduazione del credito posto in esecuzione (nonché di quelli eventualmente maturati in prededuzione nell’ambito della procedura fallimentare, purché già accertati, liquidati e graduati dagli organi competenti con prevalenza su di esso)». L’argomento è ripreso in altri passaggi della motivazione, dove si legge che il giudice dell’esecuzione, su istanza del curatore, dovrà occuparsi della «graduazione dei crediti». Per i debiti della massa occorre che il pagamento sia già avvenuto e «che esso sia [continua ..]

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8. Cenni sull’oggetto delle contestazioni ex art. 512 c.p.c.
Nella parte finale della motivazione la Corte di Cassazione afferma che l’op­posizione agli atti esecutivi è un giudizio di impugnazione di un atto del processo esecutivo e, quindi, «a carattere meramente rescindente» ed aggiunge che il giudice dell’opposizione deve limitarsi ad annullare l’ordinanza del giudice dell’ese­cuzione. Sulla base di questa premessa la sentenza in esame decide nel merito ed annulla l’ordinanza del giudice dell’esecuzione che aveva risolto le contestazioni ex art. 512 c.p.c.; afferma inoltre che il giudice dell’esecuzione avrà «il potere-dovere di rinnovare l’atto esecutivo dichiarato nullo, conformandosi ai principi di diritto indicati nella presente decisione». Anche questi passaggi della decisione richiedono un approfondimento. In primo luogo non può sfuggire che la sentenza ha enunciato una serie di principi che vanno ben oltre la [continua ..]

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9. Il credito fondiario nel Codice della crisi d’impresa
Sulla Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio 2019 è stato pubblicato il D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, che ha riformato le procedure concorsuali ed ha sostituito il termine fallimento con quello di liquidazione giudiziale. L’entrata in vigore del Codice della crisi è prevista dopo il decorso di diciotto mesi dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e pertanto il 14 agosto 2020 (art. 389 del Codice). La disciplina transitoria stabilisce che le procedure fallimentari pendenti alla data di entrata in vigore della riforma, nonché le procedure che saranno aperte a seguito della definizione di ricorsi già pendenti alla stessa data, saranno definite secondo le disposizioni della legge fallimentare (art. 390 del Codice della crisi). Nonostante le previsioni della legge delega, il Codice della crisi ha [continua ..]

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NOTE

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