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La legittimazione del fallito a proporre opposizione all'esecuzione individuale intrapresa dal creditore fondiario

Giulia Ricci (Dottoranda di ricerca nell’Università degli Studi Roma Tre)

Il Tribunale di Monza ha riconosciuto la legittimazione processuale del fallito a proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. nei confronti del creditore fondiario. Nonostante l’art. 43 L. Fall. disponga che la legittimazione processuale relativa ai beni acquisiti al fallimento spetti, in via esclusiva, al curatore, secondo la pronuncia in epigrafe il fallito mantiene la legittimazione esclusiva nel procedimento espropriativo individuale, se l’acquisizione del bene non sia stata prospettata nel procedimento medesimo.

 

This case note is concerned with a decision of the Tribunal of Monza on the bankrupt man legal standing. The Tribunal declared the bankrupt man may lodge an opposition, referred to in art. 615 of the Code of Civil Procedure, against the enforcement proceeding initiated by a land creditor. In the present case the art. 43 of the Bankruptcy Act, reserving the exclusive legal standing for the insolvency administrator, was not applied, since the receivership failed to specifically reveal the asset acquisition.

 
TRIBUNALE DI MONZA, ORD. 9 MARZO 2018 G.E. CRIVELLI Fallimento – Effetti sui creditori – Esecuzione individuale – Credito fondiario – Opposizione all’esecuzione – Fallito – Legittimazione processuale – Sussistenza (Artt. 43, 51 L. Fall.; D.Lgs. n. 385/1993, art. 41, 2° comma) Nella procedura esecutiva individuale instaurata dal creditore fondiario ed avente ad oggetto un bene acquisito al fallimento, il fallito è legittimato a proporre opposizione ex art. 615 c.p.c. nel caso in cui non sia stata prospettata in giudizio l’acquisizione al fallimento del bene oggetto di espropriazione.   (Omissis) In primo luogo deve verificarsi la legittimazione processuale dell’opponente Adriano Catozzi (mentre è pacifica quella dell’altra debitrice esecutata Gloria Ciampi), dichiarato fallito come da sentenza trascritta presso i RRII, in quanto in linea astratta in base [continua ..]


Commento

Sommario:

1. La fattispecie - 2. Il quadro normativo - 3. Universalità oggettiva e legittimazione processuale - 4. Universalità soggettiva e legittimazione processuale - 5. La deroga al divieto di azioni esecutive in favore dei crediti fondiari - 6. L’intervento della curatela nella procedura esecutiva individuale - 7. Legittimazione del fallito ad opporsi all’esecuzione individuale - NOTE


1. La fattispecie
In un giudizio di opposizione al processo di esecuzione individuale instaurato da un creditore fondiario, con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Monza ha respinto l’istanza di sospensione avanzata dall’opponente ex art. 615 c.p.c. per affermata usurarietà del credito. In via preliminare, il Tribunale ha dichiarato la legittimazione processuale dell’opponente, dichiarato fallito ad esecuzione già avviata. In deroga al divieto di cui all’art. 51 L. Fall., l’espropriazione individuale era proseguita nei confronti del fallito secondo il disposto dell’art. 41, 2° comma, D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (TUB). Nell’ordinanza si richiama il contrasto giurisprudenziale sulla legittimazione a proporre le opposizioni ex artt. 615 e 617 c.p.c. da parte del fallito soggetto al procedimento di esecuzione individuale. Da un lato, alcune pronunce risalenti avevano affermato la [continua ..]

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2. Il quadro normativo
Dalla pronuncia in epigrafe emerge la stretta connessione del risvolto processuale dei principi dell’universalità oggettiva (di cui agli artt. 42 e 43 L. fall.) e soggettiva (artt. 51 e 52 L. Fall.) che sorreggono la procedura fallimentare. La combinazione di tali disposizioni mira infatti a garantire che l’esecuzione concorsuale coinvolga la totalità dei creditori del debitore fallito secondo le regole del concorso sostanziale [4]. Per tale motivo, si ritiene che per comprendere la portata del principio obiter dictum sia necessario esaminare separatamente i tratti della legittimazione processuale del fallito emergenti dal combinato disposto degli artt. 42 e 43 L. Fall., e quelli desumibili dagli artt. 51 e 52 L. Fall., per giungere ad una conclusione che tenga conto di entrambi.

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3. Universalità oggettiva e legittimazione processuale
Nella sezione della legge fallimentare dedicata agli effetti del fallimento nei confronti del fallito, l’art. 43 L. Fall. rappresenta il risvolto processuale dello spossessamento di cui all’art. 42 L. Fall., in quanto dispone che il fallito non può stare in giudizio, come attore né convenuto, rispetto ai rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento [5]. La dichiarazione di fallimento determina, dunque, una perdita della legittimazio­ne processuale da parte del fallito relativamente ai beni ricompresi nel fallimento, cui è correlata l’insorgenza della legittimazione processuale della curatela [6]. Tale previsione è finalizzata a tutelare l’interesse dei creditori, in modo che i provvedimenti emessi contro il fallito, anche se il procedimento è stato instaurato pri­ma della dichiarazione di fallimento, non siano opponibili al fallimento se non vi sia stata l’attivazione del [continua ..]

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4. Universalità soggettiva e legittimazione processuale
La legittimazione processuale del curatore acquista particolare rilevanza nell’ac­certamento del passivo fallimentare previsto dagli artt. 93 ss. L. Fall., il quale rappresenta lo svolgimento procedimentale del principio dell’universalità soggettiva sancito dagli artt. 51 e 52 L. Fall. Mentre l’art. 52 L. Fall. assoggettale pretese creditorie al procedimento del sistema concorsuale (vis attractiva concursus), l’art. 51 L. Fall. sancisce il divieto di instaurare o proseguire azioni esecutive individuali nei confronti del fallito, facendo espressamente salvi i casi previsti dalla legge. Le forme predisposte per l’accertamento dello stato passivo sono dunque volte a tutelare, in primo luogo, l’interesse collettivo della massa dei creditori. In questa sede, poiché tale interesse generale è espresso dall’organo del curatore, la legittimazione processuale di questo assume un ruolo fondamentale. Ne deriva che nel [continua ..]

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5. La deroga al divieto di azioni esecutive in favore dei crediti fondiari
La ratio dell’art. 51 L. Fall. si individua nella tutela della par condicio creditorum in funzione dello scopo liquidatorio e satisfattivo del fallimento, prevalente rispetto all’interesse del singolo creditore ad agire in executivis [19]. In questo caso, dunque, è la legittimazione attiva del creditore ad essere ricostituita, per effetto del fallimento, in via esclusiva in capo alla curatela [20]. Tra le deroghe previste al divieto di cui all’art. 51 L. Fall., l’art. 41, 2° comma, TUB rappresenta senza dubbio la manifestazione più rilevante. La disposizione, che ha sostituito l’art. 42, 2° comma del previgente R.D. n. 646/1905, prevede infatti che l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari «può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» [21]. Le ragioni sottese [continua ..]

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6. L’intervento della curatela nella procedura esecutiva individuale
L’art. 41, 2° comma, TUB prevede che il curatore possa intervenire nell’ese­cuzione individuale, al fine di tutelare in quella sede l’interesse della massa dei creditori, dovuto alla previsione per cui «la somma ricavata dall’esecuzione, eccedente la quota che in sede di riparto risulta spettante alla banca, viene attribuita al fallimento». Tramite l’intervento, dunque, il curatore può controllare, da un lato, che l’at­tribuzione delle somme al creditore fondiario sia conforme a quanto oggetto di verifica in sede di concorso fallimentare [30], e, dall’altro, che il bene non venga venduto ad un prezzo eccessivamente ribassato, idoneo a soddisfare unicamente il credito fondiario [31]. In passato, peraltro, la giurisprudenza di legittimità aveva affermato l’opposto principio secondo cui, nella procedura esecutiva individuale, la legittimazione passiva spetta in via esclusiva in capo al [continua ..]

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7. Legittimazione del fallito ad opporsi all’esecuzione individuale
La conclusione cui perviene il Tribunale di Monza costituisce una sintesi di alcuni degli orientamenti finora richiamati, mentre contrasta con il principio consolidato che riconosce la legittimazione esclusiva a proporre le opposizioni esecutive in capo alla curatela [39]. Il presupposto da cui muove la decisione in commento è rappresentato dall’o­rientamento di legittimità, contrastato dalla prevalente dottrina, secondo cui la perdita di capacità del fallito relativamente ai diritti acquisiti al fallimento di cui all’art. 43 L. Fall. non ha carattere assoluto ed è rilevabile in giudizio soltanto se sia prospettata la relativa legittimazione della curatela, con espressa allegazione dell’acqui­sizione del bene al fallimento [40]. Si riconosce che, se il curatore ha contestato l’an dell’espropriazione individuale per mancanza dei presupposti di applicabilità dell’art. 41, 2° comma, TUB, [continua ..]

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NOTE

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