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La liquidazione controllata nel codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

Stanislao De Matteis, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, nel prevedere una compiuta disciplina delle crisi da sovraindebitamento, introduce una procedura liquidatoria modellata sulla falsariga della liquidazione giudiziale che può essere attivata, oltre che dal debitore, dai creditori e dal pubblico ministero. Essendo stata eliminata la principale causa dell’insuccesso dell’omologa procedura prevista dalla L. n. 3/2012 ed essendo stata configurata l’esdebitazione come un “appendice” di questa procedura, la vera novità del Codice in materia di sovraindebitamento sembra costituita proprio dalla liquidazione controllata, la cui utilizzazione si prevede abbastanza massiccia una volta che gli operatori tutti della crisi da sovraindebitamento si renderanno conto delle enormi possibilità che essa concede.

Controlled winding-up in the code of business crisis and insolvency

The Code of Business Crisis and Insolvency, in providing for a complete discipline of over-indebtedness crises, introduces a liquidation procedure modeled along the lines of judicial liquidation which can be activated, in addition to the debtor, creditors and the public prosecutor. The main cause of the failure of the homologous procedure provided for by law no. Has been eliminated 3/2012 and having been configured the debt as an “appendix” of this procedure, the real novelty of the Code regarding over-indebtedness seems to be precisely the controlled liquidation, whose use is expected to be quite massive once the operators all of the crisis by over-indebtedness they will realize the enormous possibilities that it grants.

Keywords: controlled winding-up – not fallible debtor – liquidation – Insolvency Code

Sommario:

1. La liquidazione controllata. Presupposti e legittimazione - 2. L’apertura della procedura - 3. Procedimento, misure protettive e concorso tra procedure - 4. Effetti della liquidazione controllata - 5. Acquisizione dell’attivo e programma di liquidazione - 6. L’accertamento del passivo - 7. La legittimazione processuale e le azioni del liquidatore - 8. Dall’esecuzione del programma di liquidazione alla chiusura della pro­cedura - NOTE


1. La liquidazione controllata. Presupposti e legittimazione

La disciplina sul sovraindebitamento è collocata nel Titolo IV del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (d’ora in avanti, CCI) [1], dedicato agli strumenti di regolazione della crisi, e precisamente nel Capo II intitolato «Procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento». Per il consumatore è previsto (artt. 67-73 CCI) il piano di ristrutturazione dei debiti, che prende il posto del piano del consumatore di cui alla L. n. 3/2012. Per gli altri debitori è previsto (artt. 74-83 CCI) il concordato minore, in luogo dell’accordo di composizione della crisi. Nel Capo IX del Titolo V (denominato «Liquidazione giudiziale») è, invece, regolamentata la liquidazione controllata (artt. 268-277 CCI), destinata a sostituire la liquidazione del patrimonio del debitore. Si tratta della terza delle procedure da sovraindebitamento finalizzata – senza aspirazioni al risanamento – alla [continua ..]

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2. L’apertura della procedura

Al procedimento di liquidazione controllata si applicano, in quanto compatibili e non diversamente disposto, le disposizioni sul procedimento unitario di cui al Titolo III del CCI (art. 270, 5° comma, secondo periodo). Con riferimento alla giurisdizione trova, quindi, piena applicazione l’art. 26 CCI. Quanto alla competenza, occorre far riferimento all’art. 27 CCI, il cui 2° comma dispone che la competenza appartiene al Tribunale nel cui circondario il debitore ha il centro degli interessi principali. Si tratta di un foro esclusivo ed inderogabile. Il richiamo alle norme del procedimento unitario dovrebbe confermare l’operatività del successivo art. 28, così superandosi i problemi determinati dall’attuale disciplina della legge sovraindebitamento, secondo cui eventuali trasferimenti di residenza (o di sede), seppure attuati in modo strumentale o dilatorio, non determinano la declaratoria di incompetenza del Tribunale presso il quale il [continua ..]

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3. Procedimento, misure protettive e concorso tra procedure

L’art. 270, 5° comma, richiama le norme del procedimento unitario di regolazione della crisi e dell’insolvenza. Trovano, quindi, applicazione – nei limiti della compatibilità – gli artt. 40 e 41 CCI. In caso di domanda del debitore non è necessario, ma solo opportuno, convocare il sovraindebitato. Quanto all’onere della prova, l’imprenditore che presenti la domanda di liquidazione controllata, oltre a provare lo stato di crisi o di insolvenza, ha l’onere di di­mostrare [39], con riferimento all’arco temporale degli ultimi tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza, il mancato superamento di alcuna delle soglie previste dall’art. 2, 1° comma, lett. d), relative all’attivo patrimoniale, ai ricavi e ai debiti [40]. L’imprenditore, alternativamente, potrà dimostrare la natura agricola dell’impresa (art. 2135 c.c.) ovvero la sussistenza, al momento [continua ..]

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4. Effetti della liquidazione controllata

Con la sentenza che dichiara l’apertura della liquidazione controllata, il Tribunale ordina, tra l’altro, la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore o il terzo ad utilizzare alcuni di essi. Il provvedimento è titolo esecutivo ed è messo in esecuzione a cura del liquidatore (art. 270, 2° comma, lett. e), il quale ha anche l’amministrazione dei beni che compongono il patrimonio di liquidazione (art. 275, 2° comma). La procedura di liquidazione controllata prevede, dunque, la perdita di disponibilità del patrimonio, con contestuale attribuzione dell’amministrazione ad un organo terzo, il liquidatore, il quale è tenuto a gestirlo secondo principi di natura concorsuale. Sono questi i tipici effetti dell’apertura della liquidazione giudiziale sui beni del debitore previsti dall’art. 142, [continua ..]

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5. Acquisizione dell’attivo e programma di liquidazione

Al liquidatore sono di fatto attribuite le medesime funzioni del curatore, con un aggravio di responsabilità per quanto attiene la formazione dello stato passivo. Il liquidatore, dopo aver curato la pubblicazione della sentenza sul sito del tribunale e nel registro delle imprese ed aver provveduto a trascriverla presso gli uffici compenti (art. 270, 4° comma), deve: (i) entro trenta giorni, aggiornare l’elenco dei creditori (che nel frattempo il debitore dovrebbe aver depositato ai sensi dell’art. 270, 2° comma, lett. c), a cui dovrà notificare la sentenza; (ii) entro novanta giorni dal­l’apertura della liquidazione controllata, completare l’inventario dei beni del debitore; (iii) nel medesimo termine di novanta giorni, redigere il programma di liquidazione, che il giudice delegato dovrà approvare (art. 272, 1° e 2° comma). L’avvio della liquidazione controllata prende corpo, dunque, con la redazione [continua ..]

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6. L’accertamento del passivo

Il liquidatore, scaduto il termine decadenziale non superiore a 60 giorni (prorogabile, ai sensi dell’art. 272, 1° comma, CCI, di ulteriori 30 giorni) per la trasmissione delle domande di ammissione al passivo, predispone il progetto di stato passivo che deve comprendere anche i creditori che vantino un diritto in re o ad rem rispetto a beni in possesso o in proprietà del debitore (art. 273, 1° comma). Per la predisposizione di tale progetto non è previsto un termine, ma ragioni di sollecito svolgimento della procedura impongono di ritenere che il liquidatore debba attivarsi entro i trenta (massimo sessanta) giorni successivi. Il progetto di stato passivo deve essere comunicato ai creditori a mezzo pec o, mancando l’indicazione dell’indirizzo pec, mediante deposito in cancelleria. I creditori, a loro volta, hanno quindici giorni per presentare osservazioni con le stesse modalità di presentazione della domanda di partecipazione al [continua ..]

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7. La legittimazione processuale e le azioni del liquidatore

Il sovraindebitato – quale conseguenza della perdita dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di apertura della liquidazione controllata – rimane privato della capacità di stare in giudizio nelle relative controversie, spettando la legittimazione processuale, attiva e passiva, per i giudizi a venire e per quelli in corso, esclusivamente al liquidatore. La correlazione tra il subentro nei processi (ovvero, la legitimatio ad processum attribuita al liquidatore) e lo spossessamento del debitore sul terreno sostanziale sancito dagli artt. 270 e 275 CCI (e, dunque, l’attribuzione allo stesso liquidatore, altresì, della legitimatio ad causam) è, dunque, evidente [94]. La legittimazione processuale del curatore dura fino alla cessazione della liquidazione controllata, atteso che con la chiusura hanno termine gli effetti della procedura sul patrimonio del debitore e decadono gli organi preposti, [continua ..]

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8. Dall’esecuzione del programma di liquidazione alla chiusura della pro­cedura

Come anticipato, il liquidatore, entro novanta giorni dall’apertura della liquidazione controllata, completa l’inventario dei beni e redige il programma di liquidazione da sottoporsi all’approvazione del giudice (art. 272, 2° comma), senza che, a differenza dell’art. 14-novies, L. n. 3/2012, sia più previsto l’obbligo per il liquidatore di comunicare lo stesso ai creditori e al debitore. L’esecuzione del programma è affidata al liquidatore che, ogni sei mesi, deve riferire al giudice (art. 275, 1° comma). Il CCI, per tale via, colma una lacuna presente nella L. n. 3/2012, non essendo ivi previsto alcun controllo sull’attività esecutiva del liquidatore. I rapporti informativi semestrali sono, dunque, il mezzo scelto dal legislatore per monitorare l’attività globale del liquidatore e della procedura. Devono, perciò, essere coordinati con il programma quantomeno sotto il profilo contenutistico e [continua ..]

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NOTE

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