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L'interruzione del processo alla luce del diritto della crisi: spunti per una ricostruzione sistematica

Eugenia Italia, Giudice del Tribunale per i Minorenni di Venezia

La sentenza della Corte di Cassazione prova dare una soluzione al problema dell’indivi­duazione di un termine per la riassunzione di un processo che è stato interrotto in ragione del fallimento di una parte. La questione ci impone di interrogarci sulle ragioni dell’interruzione come istituto del diritto processuale civile e verificare come tali ragioni si profilano quando la causa dell’in­terruzione è il fallimento di una parte. Assodato che il fondamento dell’interruzione del processo è funzionale al diritto di difesa, ci si chiede come questo possa concretamente esercitarsi posta che da un lato il fallimento produce un’interruzione automatica, per ragioni anche di celerità, dall’altro lato il curatore può difendersi nel processo, di cui non è parte, se è a conoscenza della sua pendenza. Allora la Corte di Cassazione propone di ritenere necessaria la dichiarazione giudiziale di interruzione e la sua comunicazione al curatore. La soluzione viene tratta da una interpretazione sistematica dell’ordinamento sovranazionale e nazionale, applicando il Codice della crisi come norma di interpretazione autentica dell’art. 43 della legge fallimentare. Ciò consente di preferire quell’orientamento della giurisprudenza di legittimità che, tra tutti, pare assicurare il miglior contemperamento tra celerità di trattazione del processo interrotto e più efficace garanzia di conoscibilità dell’interruzione. La sentenza merita di essere letta non solo per il suo contenuto ma per il metodo ermeneutico che applica.

 

Interruption of a civil proceeding in bankruptcy law: an idea for the formulation of a theory

The judgment of the Court of Cassation proves to give a solution to the problem of finding a deadline for the reinstatement of a process that was interrupted due to the failure of a party. The question requires us to ask ourselves the reasons for the interruption as an institution of civil procedural law and to verify how these reasons arise when the cause of the interruption is the bankruptcy of a party. Given that the basis of the interruption of the process is functional to the right of defense, one wonders how this can be concretely exercised by the fact that on the one hand the failure produces an automatic interruption, for reasons of speed, on the other hand, the curator can defend himself in the process, of which he is not a party, if he is aware of pending proceeding. Then the Court of Cassation proposes to deem necessary the judicial declaration of interruption and its communication to the curator. The solution is taken from a systematic interpretation of the supranational and national system, applying the Crisis Code as the norm of authentic interpretation of art. 43 of the bankruptcy law. This makes it possible to prefer that orientation of the jurisprudence of legitimacy which, among all, seems to ensure the best balance between the speed of dealing with the interrupted process and more effective guarantee of knowledge of the interruption. The judgment deserves to be read not only for its content but for the hermeneutic method it applies.

Keywords: interruption of civile proceeding, bankruptcy law, reinstatement of the case.

MASSIMA: In caso di apertura del fallimento, l’interruzione del processo è automatica ai sensi dell’art. 43, 3° comma, L. Fall., ma il termine per la relativa riassunzione o prosecuzione, per evitare gli effetti di estinzione di cui all’art. 305 c.p.c. e al di fuori delle ipotesi di improcedibilità ai sensi degli artt. 52 e 93 L. Fall. per le domande di credito, decorre dal momento in cui la dichiarazione giudiziale dell’interruzione stessa sia portata a conoscenza di ciascuna parte; tale dichiarazione, qualora non già conosciuta in ragione della sua pronuncia in udienza ai sensi dell’art. 176, 2° comma, c.p.c., va notificata alle parti o al curatore da uno degli interessati o comunque comunicata dall’ufficio giudiziario. PROVVEDIMENTO: (Omissis). 1. Il primo motivo censura l’errata o falsa applicazione della L. Fall., art. 43, comma 3, in relazione agli artt. 3, 24 e 111 Cost., contestando che la comunicazione [continua ..]


Commento

Sommario:

1. L’interruzione del processo nel codice di procedura civile e nel diritto della crisi - 2. Il caso concreto, la questione di diritto e il metodo ermeneutico della Cassazione - 3. La soluzione della Corte di Cassazione. Perplessità e spunti per il legislatore - NOTE


1. L’interruzione del processo nel codice di procedura civile e nel diritto della crisi
L’interruzione del processo è istituto funzionale alla preservazione del contraddittorio tanto che non trova applicazione nei procedimenti speciali, quali la prima fase del procedimento per ingiunzione, il procedimento cautelare celebrato ai sensi dell’art. 669-sexies, 2° comma, c.p.c., come pure il processo di cognizione prima della proposizione della domanda, ovvero dopo la chiusura della discussione davanti al collegio (per meglio dire, dopo la riforma del 1990, dopo l’ultimo atto di parte nella sequenza processuale), salvo riapertura dell’istruttoria [1]. Nel caso di litisconsorzio facoltativo ai sensi dell’art. 103 c.p.c. la giurisprudenza di legittimità [2] ha ritenuto che nel caso di trattazione unitaria o di riunione di più procedimenti relativi a cause connesse e scindibili, l’evento interruttivo relativo ad una delle parti di una o più delle cause connesse, opera di regola solo in riferimento al [continua ..]

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2. Il caso concreto, la questione di diritto e il metodo ermeneutico della Cassazione
La vicenda processuale da cui trae origine la sentenza in commento si può così riassumere [6]. Il Tribunale di Siena aveva condannato la banca MPS alla restituzione di interessi usurari e anatocistici indebitamente versati in favore di Ocma s.p.a., la quale fallisce durante la fase di appello interposto da MPS. Il giudizio di appello era interrotto a seguito della dichiarazione di fallimento dell’appellata; con l’atto di riassunzione, MPS insisteva nel gravame, ma il Fallimento, costituendosi, ne eccepiva la tardività, invocando la conseguente dichiarazione di estinzione del giudizio stesso. La Corte di Appello di Firenze, accogliendo l’eccezione di tardività, ha rigettato l’appello di MPS, in quanto ritiene che il termine per la riassunzione sia tre mesi e non sei, ed esso sarebbe pure spirato, essendo stato il ricorso in riassunzione depositato in data 29 aprile 2015, e notificato al curatore il 25 giugno 2015; infatti la [continua ..]

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3. La soluzione della Corte di Cassazione. Perplessità e spunti per il legislatore
La dichiarazione giudiziale di interruzione, e il successivo onere comunicativo, introduce una serie di incombenti, che risultano essere pressoché coessenziali per la produzione dell’interruzione, possono indurre in realtà ad attenuare l’impatto della automaticità dell’evento interruttivo [24]. Teoricamente il processo dovrebbe arrestarsi immediatamente, in concreto l’in­terruzione, nella ricostruzione della Corte, diventa una sorta di fattispecie a formazione progressiva. In effetti non è difficile immaginare che le parti, non a conoscenza dell’evento interruttivo, depositi una o più memorie, con il rischio inconsapevole, che tale sforzo professionale sia inutile. In tal senso, lungi dal denigrare la necessità della dichiarazione giudiziale, si dovrebbe realmente sperare e confidare che la pubblicità riguardante le procedure concorsuali, anche per il tramite di sistemi di au­tomazione [continua ..]

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NOTE

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