carbone2

home / Archivio / Fascicolo / L´inadempimento degli obblighi concordatari tra risoluzione e fallimento c.d. omissio medio

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


L´inadempimento degli obblighi concordatari tra risoluzione e fallimento c.d. omissio medio

Riccardo Fava, Professore a contratto di Diritto fallimentare nell’Università di Macerata

L’inadempimento al concordato preventivo omologato ha sollevato di recente nella giurisprudenza la questione se sia possibile per i creditori concordatari far dichiarare il fallimento del­l’imprenditore senza il preventivo esercizio dell’azione di risoluzione prevista dall’art. 186 L. Fall. Le sentenze qui annotate offrono lo spunto per esaminare gli argomenti dei due contrapposti orientamenti sui rapporti intercorrenti tra l’azione di risoluzione e il potere di chiedere l’accertamento dello stato di insolvenza dell’imprenditore inadempiente alla proposta concordataria omologata.

The failure of composition with creditors has recently raised in the jurisprudence the question of whether it is possible for the creditors to declare the bankruptcy of the entrepreneur without the prior exercise of the resolution action provided for by art. 186 L. Fall. The judgments noted here offer the opportunity to examine the arguments of the two opposing orientations on relations between the resolution action and the power to request the insolvency declaration of the defaulting entrepreneur of composition proposal.

Keywords: arrangement with creditors – "omisso medio" bankruptcy

CORTE D’APPELLO DI FIRENZE, Sez. I Civ., 16 maggio 2019 Pres. e Rel. Mariani Concordato preventivo – Concordato preventivo omologato – Inadempimento proposta – Fallimento senza previa risoluzione – Inammissibilità – Nuova insolvenza – Fallimento c.d. omissio medio – Ammissiblità. (Artt. 5,6, 186 L. Fall.) Non è possibile dichiarare il fallimento di una impresa in corso di esecuzione del concordato preventivo omologato prima e al di fuori della dichiarazione di risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 L. Fall. (Omissis) SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE Il Tribunale di Arezzo con sentenza n. 65/2018 ha dichiarato il fallimento di C. M. A. in liquidazione e in concordato preventivo Srl, su istanza del pubblico ministero presso il tribunale. Il tribunale motivava come segue: la istanza del PM si basava sulle relazioni ex art. 185 legge fallimentare dei com­missari giudiziali [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Il caso - 2. La giurisprudenza di legittimità sul fallimento c.d. omissio medio - 3. L’orientamento della giurisprudenza di merito: la necessità di una nuova insolvenza per nuovi debiti inadempiuti - 4. L’inadempimento alla proposta di concordato nel precedente della Corte cost. 2 aprile 2004, n. 106 - 5. L’azione di risoluzione del concordato preventivo inadempiuto: uno stru­mento che può condizionare l’accertamento dell’insolvenza dell’impren­ditore? - 6. Il fallimento dichiarato per istanza dei creditori sorti successivamente alla pubblicazione del decreto che dispone l’ammissione alla concordato preventivo - NOTE


1. Il caso
Le sentenze in epigrafe affrontano la questione della dichiarabilità del fallimento dell’impresa in corso di esecuzione del concordato preventivo omologato. Le due sentenze si denotano per giungere a soluzioni interpretative che appaiono porsi in contrasto con recenti pronunce della giurisprudenza di legittimità. Nel caso affrontato dalla Corte d’Appello di Firenze veniva revocato il fallimento di una società, promosso su istanza del P.M., dichiarato in corso di esecuzione del concordato preventivo omologato. L’istanza del P.M. si basava sulle relazioni ex art. 185 L. Fall. redatte dai commissari giudiziali, dalle quali emergeva l’inadempimento alle obbligazioni concordatarie in ragione della difficoltà di liquidare i beni aziendali, motivo per cui non era stato possibile il reperimento delle risorse necessarie per adempiere la proposta di concordato nel termine previsto. La società convenuta si era costituita eccependo [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. La giurisprudenza di legittimità sul fallimento c.d. omissio medio
Le sentenze in epigrafe affermano espressamente di non condividere le due recenti sentenze della giurisprudenza di legittimità in tema di fallimento c.d. omissio medio [1]. Tale tema è stato affrontata per la prima volta dalla Cassazione con la sentenza della Sez. VI, 17 luglio 2017, n. 17703 che ha affermato il principio secondo cui il creditore può presentare istanza di fallimento a prescindere dalla risoluzione del con­cordato preventivo qualora intenda far valere il credito insoddisfatto nella misura falcidiata dalla proposta. Le Corte di Cassazione ha affermato che non sussistono preclusioni alla dichiarazione di fallimento di società in corso di esecuzione del con­cordato preventivo omologato ove si deduca l’inadempimento dei debiti già sussistenti alla data del ricorso L. Fall., ex artt. 160-161 e modificati per effetto del decreto di omologazione. Secondo la Corte di cassazione l’istanza di fallimento esperita dal [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. L’orientamento della giurisprudenza di merito: la necessità di una nuova insolvenza per nuovi debiti inadempiuti
Nella giurisprudenza di merito, tra cui le sentenze qui annotate, è ravvisabile un orientamento contrario al recente orientamento di legittimità, che esclude la possibilità per il creditore concordatario (i.e. colui che subisce gli effetti dell’art. 184 L. Fall.) di far dichiarare il fallimento della società se non sia stato preventivamente risolto il concordato preventivo [2]. Secondo tale orientamento lo stato di insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria verrebbe definitivamente rimosso per effetto (esdebitatorio) dell’omologazione; da ciò discenderebbe che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute. Tale orientamento si fonda sul presupposto che i debiti concordatari (i.e. le obbligazioni ristrutturate ai sensi dell’art. 184 L. Fall.) non [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. L’inadempimento alla proposta di concordato nel precedente della Corte cost. 2 aprile 2004, n. 106
La questione dei rimedi esperibili contro l’inadempimento alla proposta di concordato preventivo è stata affrontata anche dalla Corte costituzionale con la sentenza 2 aprile 2004, n. 106 [3]. Come noto, la Corte costituzionale ha affrontato la questione – dichiarandola infondata – della prospettata incostituzionalità degli artt. 137, 184 e 186 L. Fall. in relazione agli artt. 3, 24 e 41 Cost. avanzata dal giudice rimettente secondo cui l’as­senza della risoluzione del concordato preventivo impedirebbe la dichiarazione di fallimento. Nel pronunciare la declaratoria di rigetto la Corte costituzionale ha affermato che «una lettura delle norme impugnate conforme a Costituzione non preclude all’interprete di giungere all’opposta conclusione che – ferma l’obbligatorietà del concordato per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura – anche in assenza della risoluzione del concordato possa [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. L’azione di risoluzione del concordato preventivo inadempiuto: uno stru­mento che può condizionare l’accertamento dell’insolvenza dell’impren­ditore?
Seguendo l’interpretazione offerta dalla sentenza della Corte cost. n. 106/2004 è quindi opportuno esaminare il caso concreto sotteso alle sentenze di merito in epigrafe. Le sentenze di merito annotate ritengono improcedibile l’istanza di fallimento avanzata dal creditore concordatario e dal P.M. quale rimedio all’inadempimento delle obbligazioni concordatarie, in quanto non preceduta dalla risoluzione del concordato preventivo [4]. Il creditore che ha subito gli effetti dell’omologazione del concordato preventivo in caso di inadempimento dell’impresa agli impegni assunti dovrebbe chiedere ed ottenere la risoluzione del concordato preventivo omologato e, contestualmente o successivamente, richiedere il fallimento dell’impresa. Occorre però porre l’attenzione sulla particolarità del caso sottesa alla decisione del Tribunale di Ancona. Nel caso di specie un creditore concordatario aveva agito per la risoluzione del [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


6. Il fallimento dichiarato per istanza dei creditori sorti successivamente alla pubblicazione del decreto che dispone l’ammissione alla concordato preventivo
Si è dunque osservato che il combinato disposto degli artt. 168 e 184 L. Fall. pone in capo ai creditori concordatari il divieto di intraprendere azioni esecutive individuali nei confronti dell’impresa ammessa in concordato, fino a che non si verifichi l’inadempimento agli impegni assunti con l’omologazione della proposta di concordato preventivo [22]. Al contrario, i creditori le cui pretese abbiano origine per titolo o causa perfezionatesi successivamente alla suddetta pubblicazione – secondo l’orientamento di merito qui annotato – sarebbero estranei alla procedura concordataria e come tali non sarebbero vincolati da alcun divieto ad esercitare le azioni volte al soddisfacimento dei propri crediti nei confronti dell’impresa soggetta a concordato preventivo. Questi ultimi sarebbero legittimati ad agire per la declaratoria di fallimento dell’impresa sia in pendenza del termine per l’adempimento delle obbligazioni [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio