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Catch me if you can. Il forum shopping nei casi di insolvenza transfron-taliera

Con i provvedimenti annotati, le Sezioni Unite affrontano la tematica del forum shopping nell’insolvenza transfrontaliera e della superabilità della presunzione ex art. 3 del Regolamento (UE) n. 848/2015, riconoscendo in capo alle società insolventi l’onere di dimostrare, con prova piena articolata su elementi sostanziali, l’effettività del trasferimento all’estero della sede legale (e quindi del center of main interest, c.d. COMI). La nota di commento fornisce una disamina dei principali orientamenti sul riparto dell’onere probatorio tra creditore e debitore, soffermandosi altresì sui presupposti applicativi e sui limiti all’esercizio dei poteri officiosi del Giudice.

Parole chiave: insolvenza transfrontaliera – forum shopping – COMI – prova contraria.

Catch me if you can. forum shopping and cross-border insolvency

With the decisions here in comment, the Supreme Court deals with the issue of forum shopping in cross-border insolvency cases and the rebuttal of the presumption stated in the article 3 of Regulation 2015/848/EU, by recognizing on the insolvent company the burden of a full and complete proof that the company’s legal seat (and then the center of main interest) has been effectively transferred in another State. The comment focuses on the main orientations on the burden of proof between creditor and debtor. At the end, a brief overview is dedicated to the Court’s investigation powers and their field of application.

Keywords: cross-border insolvency – forum shopping – COMI – rebuttal.

MASSIMA(1) In tema di istanza di fallimento nei confronti di una società che abbia trasferito all’estero la propria sede, l’art. 3, par. 1, del Reg. (CE) n. 1346 del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, applicabile “ratione temporis”, conformemente a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia UE – ordinanza 24 maggio 2016, causa C-353/15 – dev’essere interpretato nel senso che, qualora la sede statutaria di una società sia stata trasferita da uno Stato membro ad un altro Stato membro, il giudice, investito successivamente a detto trasferimento di una domanda di apertura di una procedura di insolvenza nello Stato membro di origine, può superare la presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali (cd. COMI) con la nuova sede statutaria posta in altro Stato, benché in quello di origine la stessa non abbia mantenuto alcuna dipendenza, solo se da una valutazione globale di altri elementi [continua ..]


Commento

Sommario:

1. I casi - 2. Panoramica sulla normativa comunitaria e nazionale applicabile - 3. Funzione e finalità della presunzione ex art. 3 Reg. (UE) n. 848/2015 - 4. Insolvenza e forum shopping: qualche riflessione sullo stato dell’arte - NOTE


1. I casi
Le due pronunce in commento affrontano il tema dell’insolvenza transfrontaliera. In particolare, la Suprema Corte si è soffermata sugli aspetti essenziali della localizzazione del “center of main interest” o c.d. “COMI” (centro dell’attività direttiva, amministrativa e organizzativa dell’impresa) delle società insolventi e della prova del suo trasferimento all’estero, offrendo importanti spunti di riflessione sulla ratio e sulla funzione della presunzione ex art. 3 Reg. (CE) n. 1346/2000 (ora Reg. (UE) n. 848/2015). Con la sentenza n. 10860/2022, la Corte di Cassazione ha definito il noto caso “Leonmobili”. Il Tribunale di Bari dichiarava il fallimento della Leonmobili s.r.l. in persona del legale rappresentante e amministratore unico, Gennaro Leone. La società proponeva reclamo ex art. 18 L. Fall. La Corte d’Appello di Bari, alla luce del regolamento preventivo di giurisdizione proposto [continua ..]

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2. Panoramica sulla normativa comunitaria e nazionale applicabile
La fattispecie dell’insolvenza transfrontaliera interessa le società operanti a cavallo di due o più Stati. A livello europeo il concetto di insolvenza non è univoco: ci sono Stati che vi ascrivono un significato più “forte” ed altri che adottano una definizione più “leggera” o, per meglio dire, “dinamica” [1]. Proprio alla luce di tale eterogeneità di approcci, il legislatore europeo è intervenuto dapprima con il Reg. (CE) 1346/2000, e poi, a seguito di alcune pronunce della Corte Giust. UE [2], con il Reg. (UE) 848/2015, per delineare un quadro normativo unitario e dirimere così possibili conflitti di giurisdizione tra ordinamenti nell’apertura dei procedimenti d’insol­venza, nonché contrastare il fenomeno del c.d. forum shopping [3]. La normativa europea si raccorda, poi, con quella degli ordinamenti nazionali; in particolare, per quanto concerne [continua ..]

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3. Funzione e finalità della presunzione ex art. 3 Reg. (UE) n. 848/2015
L’art. 3 Reg. (UE) n. 848/2015 prevede che «per le società e le persone giuridiche si presume che il centro degli interessi principali sia, fino a prova contraria, il luogo in cui si trova la sede legale. Tale presunzione si applica solo se la sede legale non è stata spostata in un altro Stato membro entro il periodo di tre mesi precedente la domanda di apertura della procedura d’insolvenza». Tale disposizione, da un punto di vista processuale, definisce un criterio unitario e univoco per l’indi­viduazione dello Stato membro cui spetta la giurisdizione per i procedimenti primari. Tuttavia, il suddetto articolo ha comunque suscitato incertezze in merito all’one­re probatorio relativo alla prova contraria da fornire per superare la presunzione prevista dalla norma in esame. Più in particolare, sono sorti dubbi sul soggetto su cui tale onere probatorio dovrà gravare. Preliminarmente, giova ricordare che la [continua ..]

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4. Insolvenza e forum shopping: qualche riflessione sullo stato dell’arte
L’orientamento che emerge dalle pronunce della Suprema Corte è conforme a quello della giurisprudenza maggioritaria, secondo cui il creditore può superare la presunzione facendo ricorso a indizi – gravi, precisi e concordanti – senza dover fornire prova piena e diretta del fatto che il COMI della società debitrice non sia localizzato all’estero. In entrambi i casi portati all’attenzione della Corte di Cassazione, infatti, gli elementi probatori addotti dal debitore, in quanto mere allegazioni formali e non già sostanziali a sostegno dell’effettiva localizzazione del COMI al­l’estero, sono stati ritenuti insufficienti. Dalle suddette pronunce, quindi, non emerge una soluzione innovativa; al contrario, il giudice di legittimità si è limitato a ribadire principi di diritto già precedentemente espressi, restando con ciò irrisolti i dubbi relativi alla qualificazione giuridica del regime [continua ..]

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NOTE

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