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La consecuzione delle procedure concorsuali tra giurisprudenza e normativa

Eugenia Italia, Giudice presso il Tribunale di Venezia

La sentenza in commento resa dalle Sezioni Unite impone all’interprete una riflessione sulla relazione tra il concordato preventivo e il fallimento, sia nella loro contestuale pendenza sia nella loro successione. In particolare si può dichiarare il fallimento senza risolvere previamente il concordato preventivo in caso di inadempimento di quest’ultimo? Nel rispondere a tale quesito si stimola a considerare l’impianto sistematico del nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza e si constata come la risoluzione sia previsto dal Codice della Crisi come fase rimediale necessaria proprio nell’ottica della persistente consecuzione tra il concordato e fallimento, oggi liquidazione giudiziale.

The consequences of insolvency proceedings between case law and legislation

The judgment delivered by the Supreme Court demands to reflect on the relation between the composition agreement and the failure, both contextual judicial pending and in their succession. In particular, is it possible to declare bankruptcy without first settling the composition arrangement? The Code of the Crisis provides for the cancellation of restructuring agreements as a necessary remedy considering the persistent consecution between the composition agreement and bankruptcy, today, judicial liquidation.

MASSIMA: Nella disciplina della legge fallimentare risultante dalle modificazioni apportate dai D.Lgs. n. 5/2006 e n. 169/2007, il debitore ammesso al concordato preventivo omologato, che si dimostri insolvente nel pagamento dei debiti concordatari, può essere dichiarato fallito, su istanza dei creditori, del pubblico ministero o sua propria, anche prima ed indipendentemente dalla risoluzione del concordato ex art. 186 L. Fall. (massima ufficiale). PROVVEDIMENTO: (Omissis). § 4. Assegnato il ricorso a decisione, è intervenuta l’ordinanza interlocutoria n. 8919 del 31 marzo 2021, con la quale la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente, ex articolo 374 co. 2^ cod.proc.civ., per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite “della questione dell’ammissibilità dell’istanza di fallimento ex articoli 6 e 7 legge fallimentare nei confronti di impresa già ammessa al concordato [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Il caso concreto, la questione di diritto e le argomentazioni - 2. Fallimento e concordato preventivo: pregiudizialitÓ o continenza? - 3. La soluzione del Codice della Crisi. IllegittimitÓ costituzionale o meditata scelta sistematica del legislatore? - NOTE


1. Il caso concreto, la questione di diritto e le argomentazioni
In seguito all’omologazione di un concordato preventivo, la società debitrice si era trovata comunque in difficoltà ed era perciò stata dichiarata fallita su iniziativa del P.M., senza però che il Tribunale avesse proceduto alla dichiarazione di risoluzione del concordato. La società, pertanto, aveva impugnato la sentenza e la Corte d’Appello aveva accolto il reclamo sostenendo che il concordato preventivo inadempiuto non poteva essere risolto se non su iniziativa dei creditori e, senza previa risoluzione, non poteva essere dichiarato direttamente il fallimento del debitore in applicazione dei presupposti generali. Il Fallimento, pertanto, impugna la decisione della Corte d’Appello e la I Sezione civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo presidente, per l’eventuale assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite “della questione dell’ammis­sibilità dell’istanza di fallimento ex [continua ..]

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2. Fallimento e concordato preventivo: pregiudizialitÓ o continenza?
Il fallimento e il concordato preventivo sono procedure “concorsuali” che tendono a dare soluzione concretamente ad un problema dell’impresa che si declina in crisi ovvero in insolvenza a seconda del gradiente patologico. Pertanto sono procedure “concorsuali” che possono trovarsi contestualmente pendenti e tra cui si prospetta una connessione di cui è stata indagata la natura. Secondo una prima ipotesi si tratta di connessione per pregiudizialità “tecnica” la quale al netto di un fervente dibattito dottrinale [5] e molte incertezze giurisprudenziali può definirsi come relazione intercorrente tra rapporti geneticamente distinti sebbene esteriormente collegati da un nesso di condizionalità [6]. Se fosse valido l’inquadramento il giudice potrebbe constatarne la connessione e valutare l’opportunità di riunire i procedimenti ai sensi dell’art. 273 c.p.c. ovvero art. 274 c.p.c. fermo [continua ..]

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3. La soluzione del Codice della Crisi. IllegittimitÓ costituzionale o meditata scelta sistematica del legislatore?
Il Codice della Crisi, in vigore dal 15 luglio 2022, come integrato dalla Direttiva Insolvency 2019/1023/UE, all’art. 2. formula precise definizioni, in base alle quali “crisi” è lo stato del debitore che rende probabile l’insolvenza e che si manifesta con l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi; l’“insolvenza” è lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Peraltro si rileva che la tutela fornita dal Codice della Crisi di Impresa e dell’In­solvenza, sempre in ragione delle novità introdotte su impulso della Direttiva Insolvency, è anticipata anche al momento in cui la crisi o l’insolvenza non sono ancora verificate, ma le condizioni di squilibrio patrimoniale o [continua ..]

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NOTE

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