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L´arbitrabilità delle azioni revocatorie e di inefficacia nella prospettiva del codice della crisi *

Salvatore Ziino, Professore associato di Diritto processuale civile nell’Università di Palermo

Tra i compiti del curatore vi è quello di ricostruire il patrimonio del debitore, al fine di garantire la par condicio creditorum. A questo scopo il curatore può proporre azioni dirette a far dichiarare la inefficacia degli atti compiuti dal debitore. Si tratta di azioni con presupposti ed effetti tra loro diversi; una azione è diretta a far dichiarare la inefficacia ex lege atti compiuti dal debitore; le altre sono lazione revocatoria ordinaria e l’azione revocatoria fallimentare. Per altro verso, il cura­tore potrebbe essere convenuto in azioni revocatorie dirette a fare dichiarare inefficaci atti di cui ha beneficiato il debitore prima del fallimento o la stessa curatela. In tutte queste ipotesi, occorre verificare la ammissibilità del ricorso all’arbitrato. Le superiori tematiche saranno esaminate anche alla luce delle disposizioni contenute nel Codice della crisi e dell’insolvenza.

According to Italian bankruptcy law one of the trustee’s duties is to rebuild the debtor’s assets, in order to guarantee the equal treatment among creditors. For this purpose, the trustee can bring actions to invalidate the debtor’s fraudulent acts and conveyances. These actions have different grounds and effects; an action is aimed at declaring the ineffectiveness ex lege of acts made by the debtor; there are also the ordinary actio pauliana and the “azione revocatoria fallimentare” (bankruptcy invalidation action). On the other hand, the trustee may be sued in similar actions. In all these cases, it is necessary to establish the admissibility of the use of arbitration. These issues will be examined in light of the provisions contained in the Bankruptcy Law and in the recent Crisis and Insolvency Code, which will soon replace the Bankruptcy Law.

Keywords: avoidance actions – ordinary avoidance action – bankruptcy avoidance action – actio pauliana – arbitration

Sommario:

1. Oggetto dello studio - 2. Inefficacia ex lege degli atti compiuti dal debitore - 3. L’azione revocatoria fallimentare - 4. L’azione revocatoria ordinaria - 4.1. Natura e fondamento dell’azione revocatoria - 4.2. La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di actio pauliana - 5. Ammissibilità della convenzione di arbitrato rituale - 6. La convenzione di arbitrato rituale stipulata dalla curatela - 7. Il lodo arbitrale rituale. Cenni sull’arbitrato irrituale - 8. Le azioni revocatorie nella liquidazione controllata del sovraindebitato - NOTE


1. Oggetto dello studio

Il Codice civile e la legge fallimentare regolano una serie di istituti che sono diretti a garantire la tutela del diritto di credito a fronte di atti che comportano la dimi­nuzione del patrimonio responsabile del debitore e possono pregiudicare le possibilità di soddisfazioni dei creditori. Questi istituti sono tra loro eterogenei ed hanno caratteristiche e finalità differenti. I relativi contenziosi di solito vengono devoluti al giudice ordinario; in questo scritto sarà esaminata la ammissibilità del procedimento arbitrale per risolvere eventuali controversie aventi ad oggetto la declaratoria di inefficacia di atti lesivi della c.d. par condicio creditorum, formula tralatizia che esprime la aspirazione alla parità di trattamento nei casi in cui il patrimonio del debitore è insufficiente per soddisfare tutti suoi creditori e che assume diversa intensità nelle procedure concorsuali rispetto all’esecuzione individuale. Prima [continua ..]

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2. Inefficacia ex lege degli atti compiuti dal debitore

Le ipotesi di inefficacia ex lege sono disciplinate dagli artt. 64 e 65 L. Fall. Ai sensi dell’art. 64 L. Fall. sono privi di effetto rispetto ai creditori gli atti a titolo gratuito compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento. Se si tratta di beni immobili o beni mobili registrati, questi beni vengono acquisiti al patrimonio del fallimento mediante trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nei registri immobiliari. Ogni interessato può proporre reclamo avverso la trascrizione nelle forme previste dall’art. 36 L. Fall., che regola il reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori. L’art. 65 L. Fall. dichiara inefficaci i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento. Queste disposizioni sono state riprodotte negli artt. 163 e 164 CCII, che [continua ..]

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3. L’azione revocatoria fallimentare

Come è noto le disposizioni in materia di azione revocatoria fallimentare sono contenute negli artt. 67 ss. L. Fall., che sono stati sostanzialmente riprodotti, con al­cune modifiche, nel artt. 166-171 CCII. Il Codice della crisi non contiene una definizione di queste azioni: l’art. 166 è rubricato “Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie” e nelle disposizioni successive è utilizzata semplicemente l’espressione «azione revocatoria». In omaggio ad un uso ormai consolidato e per evitare confusione con l’istituto della azione revocatoria ordinaria, regolata dal Codice civile, continueremo a usare l’e­spressione azione revocatoria fallimentare per indicare questa speciale azione che potrà essere promossa dal curatore nel caso di liquidazione giudiziale (si ricorda che il Codice della crisi ha mantenuto il termine curatore per indicare l’organo della liquidazione giudiziale che è chiamato [continua ..]

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4. L’azione revocatoria ordinaria

Il terzo strumento a disposizione del curatore per impugnare gli atti compiuti dal debitore fallito in frode ai creditori concorrenti è l’azione revocatoria ordinaria, che può essere da lui esercitata in forza dell’art. 66 L. Fall. Il Codice della crisi nell’art. 65 ha continuato a riservare al curatore la legittimazione a proporre l’azione revocatoria ordinaria e non ha apportato modifiche alla precedente disciplina. L’azione revocatoria ordinaria costituisce un rimedio generale, concesso ai creditori dall’art. 2901 c.c. a tutela della garanzia patrimoniale. Ai fini di questo scritto occorre tratteggiare gli aspetti principali dell’istituto, per inquadrare la sua natura giuridica e verificare se si tratta di controversia suscettibile di essere deferita ad arbitri. La sua origine risale al diritto romano classico, nel quale il pretore introdusse diversi procedimenti diretti a consentire ai creditori di ottenere la revoca degli [continua ..]

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4.1. Natura e fondamento dell’azione revocatoria

Il creditore mediante l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria può ottenere, ai sensi dell’art. 2901 c.c., la dichiarazione di inefficacia dell’atto di disposizione e quindi, se munito di titolo esecutivo, può aggredire il bene, che apparteneva al debitore. Se si tratta di un creditore individuale, la vendita ha luogo nelle forme dell’espro­priazione presso terzi; se l’azione è proposta dal curatore e ha ad oggetto atti di disposizione compiuti dal debitore prima della dichiarazione di insolvenza, trovano applicazione le disposizioni sulle vendite fallimentari. Sotto il profilo civilistico, il bene resta di proprietà del terzo, ma il terzo deve subire l’azione espropriativa, come se il bene fosse ancora di proprietà del debitore [32]. L’azione proposta dal debitore (o dal curatore, in sua vece) è classificata in dottrina come una azione di accertamento della inefficacia relativa, [continua ..]

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4.2. La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di actio pauliana

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in diverse occasioni si è pronunciata sulla competenza a conoscere le azioni revocatorie e, per decidere le questioni pregiudiziali che le erano state sottoposte, ha dovuto esaminare la natura giuridica del­l’actio pauliana, che, con forme e modalità differenti, trova applicazione in tutti paesi dell’Unione Europea [46]. Le pronunce della Corte di Giustizia forniscono ulteriori argomenti a fondamento della teoria che vede come fondamento dell’azione un illecito. Segnatamente, la Corte di Giustizia, dopo avere dato atto che nei diversi paesi europei la actio pauliana presenta alcune caratteristiche comuni derivanti dal diritto francese [47], ha ricollegato questa azione all’inadempimento dell’obbligazione che grava sul debitore. La Corte di Giustizia ha ritenuto che non si tratta di un’azione reale, in quanto non ha ad oggetto il riconoscimento di diritti reali e non tende [continua ..]

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5. Ammissibilità della convenzione di arbitrato rituale

La superiore ricostruzione della natura giuridica dell’azione revocatoria, ordinaria o fallimentare, consente di individuare alcuni punti fermi per affrontare il tema relativo alla possibilità di sottoporre le relative controversie alla cognizione arbitrale. L’azione revocatoria è diretta all’accertamento di un illecito in vista della successiva tutela esecutiva di diritti di credito. Ha un contenuto di accertamento e può anche avere un contenuto condannatorio, nel caso in cui abbia ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di pagamenti di denaro o nel caso in cui il convenuto abbia alienato a terzi il bene oggetto del trasferimento. Se esercitata dal curatore, ha pure una efficacia restitutoria, perché il curatore potrà apprendere il bene, in vista della liquidazione nelle forme regolate dalle vendite concorsuali. Non si tratta di un’azione cautelare e non invade le prerogative statali in materia di esecuzione forzata, [continua ..]

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6. La convenzione di arbitrato rituale stipulata dalla curatela

La stipula della convenzione di arbitrato o l’eventuale subentro nelle clausole com­promissorie, che erano state stipulate dal debitore prima dell’inizio della procedura, incontrano i limiti che derivano dall’applicazione delle norme e dei principi che regolano le procedure concorsuali liquidatorie. All’esito di un complesso excursus legislativo, dottrinario e giurisprudenziale non si dubita che la curatela fallimentare possa stipulare convenzioni di arbitrato così co­me può subentrare nelle clausole arbitrali che erano state stipulate dal debitore [61]. Tuttavia, l’ufficio fallimentare deve rispettare alcune specifiche disposizioni, che sono contenute negli artt. 25, n. 7, e 35 L. Fall. (il cui contenuto è stato trasfuso, rispettivamente, nell’art. 123, lett. g), e nell’art. 137 CCII). Ai sensi dell’art. 35 L. Fall. la stipula del compromesso deve essere autorizzata dal comitato dei creditori, il [continua ..]

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7. Il lodo arbitrale rituale. Cenni sull’arbitrato irrituale

Laddove il curatore abbia stipulato una convenzione di arbitrato al fine di proporre azione revocatoria o una azione di inefficacia, il relativo procedimento arbitrale si svolge nelle forme ordinarie. Se la controversia ha ad oggetto beni immobili, la domanda giudiziale può essere trascritta. Il successivo lodo arbitrale rituale produce effetti della sentenza pronunciata dal­l’autorità giudiziaria dalla data della sua ultima sottoscrizione (art. 824-bis c.p.c.) e attribuisce alla curatela una tutela analoga a quella della decisione del giudice dello Stato. Al lodo arbitrale rituale divenuto inoppugnabile per mancata impugnazione nei termini va riconosciuta l’attitudine a conseguire gli effetti tipici del giudicato sostanziale al pari di una sentenza dell’autorità giudiziaria passata in giudicato formale [72]. Inoltre il lodo arbitrale rituale dichiarato esecutivo dal Presidente del tribunale ai sensi dell’art. 825 c.p.c. [continua ..]

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8. Le azioni revocatorie nella liquidazione controllata del sovraindebitato

Prima di concludere occorre esaminare le disposizioni che regolano le azioni revocatorie nella «Liquidazione controllata del sovraindebitato». La liquidazione controllata è una nuova procedura introdotta dagli artt. 268 ss. CCII ed ha come suo antecedente la procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato, disciplinata dagli artt. 14-ter ss. L. 27 gennaio 2012, n. 3 (c.d. Legge sul sovraindebitamento), introdotti dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, conv. in L. 17 dicembre 2012, n. 221. La liquidazione del patrimonio è stata la prima procedura concorsuale di carattere generale a carico del c.d. debitore civile (rectius: del debitore non fallibile), riguarda l’intero patrimonio del debitore ed è basata sul sovraindebitamento [79]. Tuttavia l’accesso alla liquidazione del patrimonio del sovraindebitato è subordinato ad una istanza dello stesso debitore ovvero costituisce una «sanzione» nei confronti del [continua ..]

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NOTE

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