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Inoppugnabilità del decreto di esecutività dello stato passivo ed efficacia endofallimentare

Giulia Serafin, Dottoranda di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

La sentenza annotata affronta il tema dell’efficacia del decreto di esecutività dello stato passivo, in relazione alla sua inoppugnabilità in una sede diversa rispetto al procedimento fallimentare. Il Tribunale respinge l’azione promossa, poiché volta a contrastare la definitività del decreto che rende esecutivo lo stato passivo. Il saggio ripercorre il dibattito giurisprudenziale e dottrinale che, prima della riforma intervenuta con il D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, aveva già condotto ad affermare l’efficacia (solo) endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo. L’Autore propone una breve riflessione sistematica sul tema, anche alla luce del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

The annotated judgment addresses the issue of the effectiveness of the decree of enforceability of the passive state, in relation to its indisputability in a different context with respect to the bankruptcy procedure. The Court rejects the judicial action brought, as aimed at countering the finality of the decree that makes the passive state executive. The essay traces the jurisprudential and doctrinal debate that, before the italian reform intervened with the D.Lgs. 9 January 2006, n. 5, had already led to affirming the (only) internal effects of the decree of enforceability of the passive state. The Author proposes a brief systematic reflection on the issue, also in the light of the new Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Keywords: bankruptcy – decree of enforceability of the passive state – indisputability of the decree – finality of the decree – art. 96 L. Fall. – Insolvency Code

TRIBUNALE DI ROVIGO 29 MARZO 2019 Giud. CONGIU Fallimento – Accertamento del passivo – Verifica dei crediti – Decreto di esecutività – Mancata impugnazione – Preclusione endofallimentare (Artt. 52, 96, 98, 100 L. Fall.; artt. 201, 204 Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) Al curatore fallimentare (ed ai creditori procedenti) non è consentita la proposizione di alcuna domanda diretta alla modifica dello stato passivo definitivo del fallimento, approvato dal G.D., al di là delle ipotesi espressamente contemplate dagli artt. 98 e 100 della legge fallimentare ed alle quali va senz’altro aggiunta quella prevista al successivo art. 102, in tema di revocazione dei crediti ammessi). Sono, pertanto, improponibili le eventuali domande di nullità, di inefficacia, di accertamento della revocabilità di un credito, o di una causa di prelazione ad esso correlata, proposte successivamente a tale [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Introduzione e caso di specie - 2. Il percorso dottrinale e giurisprudenziale sull’efficacia endofallimentare - 3. L’efficacia endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo dopo la riforma del 2006 - 4. Cenni in merito all’accertamento del passivo nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza - NOTE


1. Introduzione e caso di specie
Ai fini di una migliore annotazione del provvedimento in commento, merita descrivere sommariamente la fattispecie devoluta alla cognizione ordinaria del tribunale rodigino. La società Alfa stipulava con una banca un contratto di finanziamento con apertura di credito in conto corrente, assistito da una garanzia ipotecaria iscritta su alcuni suoi beni immobili. Successivamente, stante il deteriorarsi della situazione economica della cliente, la banca comunicava ad Alfa la revoca dell’affidamento ed il recesso dal contratto di conto corrente, chiedendo la restituzione della somma risultante a debito. A fronte del mancato pagamento, la banca otteneva due provvedimenti monitori, entrambi divenuti, però, inefficaci ai sensi dell’art. 664 c.p.c. a causa del mancato tempestivo perfezionamento della notificazione. Dichiarato il fallimento della Società, la Banca insinuava al passivo il credito derivante dal contratto di finanziamento assistito dal privilegio [continua ..]

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2. Il percorso dottrinale e giurisprudenziale sull’efficacia endofallimentare
La decisione del Tribunale di Rovigo riprende il consolidato indirizzo giurisprudenziale formatosi in merito all’efficacia preclusiva del decreto di esecutività dello stato passivo. Al fine di inquadrare la questione riguardante la natura dell’efficacia del decreto che dichiara esecutivo lo stato passivo, merita dare brevemente conto del percorso che ha condotto dottrina e giurisprudenza a propendere per la tesi della natura esclusivamente endofallimentare del citato provvedimento [2]. Come noto, prima della riforma dello scorso decennio, la L. Fall. nulla diceva rispetto al problema dell’efficacia del provvedimento emesso in seguito al procedimento di accertamento dello stato passivo. Secondo un primo orientamento, cui aderiva anche la giurisprudenza della Suprema Corte [3], il decreto che dichiarava l’esecutività dello stato passivo, non impugnato, era dotato di un’efficacia preclusiva esclusivamente all’interno della [continua ..]

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3. L’efficacia endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo dopo la riforma del 2006
Con il D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il legislatore pone definitivamente fine ai dubbi interpretativi creatisi sulla natura dell’efficacia del decreto di esecutività dello stato passivo. La riforma codifica il già consolidato orientamento giurisprudenziale e, nell’ultimo comma dell’art. 96 L. Fall., si stabilisce che “il decreto che rende esecutivo lo stato passivo produce effetti soltanto ai fini del concorso”. L’efficacia endofallimentare attribuita al decreto va ricostruita attraverso una lettura sistematica delle norme che regolano la fase di accertamento dello stato passivo. Innanzi tutto, sembra doveroso richiamare l’art. 52, 2° comma, L. Fall., manifestazione del principio per il quale ogni credito verso il fallito deve essere fatto valere ed accertato nell’ambito delle regole e delle forme prescritte per l’accertamento e la ripartizione dell’attivo [19]. Tale esigenza deriva dalla [continua ..]

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4. Cenni in merito all’accertamento del passivo nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza
Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza [34] non apporta importanti modifiche al procedimento di accertamento dello stato passivo [35]. Il procedimento continua ad aprirsi con un avviso ai creditori e agli altri interessati ad opera del curatore, i quali possono poi proporre con ricorso domanda di ammissione. Ancora, la domanda spiega gli effetti della domanda giudiziale. Successivamente il curatore forma il progetto di stato passivo, lo deposita e, nell’apposita udienza, il giudice delegato statuisce sulle domande di ammissione. Il provvedimento con il quale il giudice delegato rende esecutivo lo stato passivo assume sempre la forma di un decreto, così come le statuizioni relative alle eventuali opposizioni, impugnazioni o revocazioni. Altrettanto può dirsi dell’efficacia del decreto che rende esecutivo lo stato passivo: la norma prescrive che esso produca effetti ai soli fini del concorso, così come le [continua ..]

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NOTE

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