bonelli

home / Archivio / Fascicolo / Il decreto ingiuntivo non definitivo alla prova del sopravvenuto fallimento del debitore-ingiunto

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Il decreto ingiuntivo non definitivo alla prova del sopravvenuto fallimento del debitore-ingiunto

Paquale Pirone, Dottorando di ricerca dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope

Da sempre la giurisprudenza di legittimità e quella prevalente di merito sono ferme nel predicare l’inopponibilità alla massa fallimentare del decreto ingiuntivo non ancora passato in giudicato alla data della dichiarazione di fallimento del debitore-ingiunto. Nelle due ordinanze in commento, la Suprema Corte ha aderito a quell’indirizzo giurisprudenziale secondo cui il decreto ingiuntivo non già vistato a norma dell’art. 647 c.p.c. nel giorno dell’apertura della procedura è privo di ogni efficacia nei confronti dei creditori concorsuali. Né al credito da esso portato sarebbe applicabile la fattispecie di cui all’art. 96, comma 2, n. 3, L. Fall. dell’ammissione al passivo con riserva, contemplata dal legislatore per le sole sentenze sorprese dalla dichiarazione di fallimento del debitore prima di aver acquistato l’autorità del giudicato. Ad avviso della giurisprudenza, all’i­nopponibilità alla massa fallimentare del decreto ingiuntivo non definitivo conseguirebbe altresì l’inop­ponibilità dell’ipoteca giudiziale anteriormente iscritta in forza della sua provvisoria esecutività. Trattasi quest’ultimo di un orientamento che meriterebbe di essere rimeditato per le ragioni che saranno appresso illustrate.

PAROLE CHIAVE: fallimento del debitore-ingiunto - decreto ingiuntivo non vistato - opponibilita - ammissione al passivo con riserva - ipoteca giudiziale

 Italian jurisprudence has always been affirming the unenforceability against the mass of creditors of a judicial injunction which has not yet become final upon the initiation of the bankruptcy proceeding. In the two pronunciations under scrutinyItalian Supreme Court is called to assess whether the expiry of the deadline to oppose the judicial injunction suffices for it to become final and thus enforceable against the creditors of the bankrupt party. Also, the Court has to determine whether art. 96, paragraph 2, number 3 of the Italian bankruptcy law is applicable to a judicial injunction which has not yet become res judicata on the date of the opening of the bankruptcy proceedingFinallyjudges of last resort are called to clarify the effectiveness in the framework of the bankruptcy proceeding of a mortgage exactly on the basis of that judicial injunction raisedThis paper aims at examining each of the aforementioned issues and criticising the solution given by the Court to the one concerning the effectiveness of the judicial mortgage.

Keywordsbankruptcy proceedingnot final judicial injuctionenforceability against the creditorsconditional admissionjudicial mortgage

I CASSAZIONE CIVILE, SEZ. VI, 3 SETTEMBRE 2018, N. 21583

PRES. F. A. GENOVESE, EST. M. FALABELLA

Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo – Decreto ingiuntivo non munito di visto di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. prima del fallimento – Opponibilità alla procedura – Esclusione.

(Artt. 52, 92, 93, 96, 2° comma, n. 3, L. Fall.; artt. 153, 642, 647 c.p.c.)

Non è opponibile alla procedura fallimentare il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., poiché, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, solo in virtù della dichiarazione giudiziale di esecutorietà il decreto passa in giudicato, non rilevando l’avvenuta concessione della provvisoria esecutorietà ex art. 642 c.p.c. o la mancata tempestiva opposizione alla data della dichiarazione di fallimento (nella specie, l’ingiungente aveva proposto opposizione all’ammissione del proprio credito in chirografo allegando l’aspettativa di tutela indotta dall’opponibilità al debitore del decreto ingiuntivo e dal riconoscimento della prelazione ipotecaria).

II CASSAZIONE CIVILE, SEZ. VI, 14 NOVEMBRE 2018, N. 29243

PRES. R. M. DI VIRGILIO, EST. A. SCALDAFERRI

Fallimento – Accertamento del passivo – Decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorietà – Opponibilità al fallimento – Esclusione – Ammissione con riserva – Esclusione.

(Artt. 52, 92, 93, 96, 2° comma, n. 3, L. Fall.; artt. 153, 642, 647 c.p.c.)

Il decreto ingiuntivo non munito del decreto di esecutorietà prima dell’apertura della procedura non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipo­tesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi del­l’art. 52 L. Fall.

Deve ritenersi pacifico nella giurisprudenza della Corte di Cassazione il principio della evidente diversità tra decreto ingiuntivo e sentenza impugnabile, e dunque della inapplicabilità alla fattispecie dell’ammissione con riserva di cui all’art. 96 L. Fall.

I

(Omissis)

Svolgimento del processo

1. – Eurotest s.r.l. domandava di insinuarsi al passivo del fallimento Sech Costruzioni Metalliche s.r.l. Il giudice delegato disponeva l’ammissione del credito allo stato passivo della procedura concorsuale: detto credito, in particolare, era ammesso in via chirografaria per 153.036,08: veniva esclusa l’ammissione in via privilegiata (in ragione della prelazione ipotecaria conseguita con la pronuncia del decreto ingiuntivo con cui era stato riconosciuto il credito oggetto di insinuazione); non erano inoltre riconosciute le spese del procedimento monitorio e l’imposta ipotecaria.

La società proponeva opposizione ex art. 98 l. fall. Questa veniva respinta con decreto del 28 giugno 2017 del Tribunale di Treviso. Secondo il Tribunale, il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale solo a seguito della dichiarazione di esecutorietà, ai sensi dell’art. 647 c.p.c.: pertanto, ove quest’ultima non sia anteriore alla dichiarazione di fallimento, il provvedimento monitorio non potrebbe ri­tenersi opponibile alla procedura.

2. – Contro il detto decreto E. ha proposto un ricorso per cassazione basato su tre motivi. Il fallimento, intimato, non ha svolto difese.

Motivi della decisione

1. – Il primo motivo denuncia la falsa applicazione dell’art. 93 l. fall., in relazione all’art. 647 c.p.c. L’istante contesta, in sintesi, che l’opponibilità del decreto ingiuntivo alla procedura concorsuale dipenda dal fatto che il decreto di esecutorietà del provvedimento monitorio sia emesso prima della dichiarazione di fallimento. Secondo la ricorrente quel che rileva, ai fini indicati, è l’inutile decorso del termine di quaranta giorni entro cui il debitore può proporre opposizione. E nella fattispecie – è esposto – lo spirare del detto termine era intervenuto prima della dichiarazione di fallimento.

Col secondo motivo è lamentato l’omesso esame della mancata proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo quale fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti. Secondo la ricorrente il Tribunale aveva completamente ignorato che il decreto ingiuntivo non era stato fatto oggetto di impugnazione: circostanza, questa, su cui essa E. aveva fondato l’opposizione allo stato passivo.

(Omissis)

2. – Gli esposti motivi, che si prestano a una trattazione congiunta, non possono trovare accoglimento.

Secondo una giurisprudenza consolidata di questa Corte, da cui il Collegio non intende discostarsi, il decreto ingiuntivo non opposto acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c. Tale funzione si differenzia da quella affidata al cancelliere dall’art. 124 o dall’art. 153 disp. att. c.p.c. e consiste in una vera e propria attività giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione e a cui non può surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo. Ne consegue che il decreto ingiuntivo, non munito, prima della dichiarazione di fallimento, di esecutorietà, non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi dell’art. 52 1. fall. (Cass. 24 gennaio 2018, n. 1774; Cass. 24 ottobre 2017, n. 25191; Cass. 27 gennaio 2014, n. 1650; Cass. 31 gennaio 2014, n. 2112; cfr. pure: Cass. 11 ottobre 2013, n. 23202; Cass. 23 dicembre 2011, n. 28553; Cass. 13 marzo 2009, n. 6198; Cass. 26 marzo 2004, n. 6085). Né rileva che il decreto ingiuntivo fosse stato dichiarato provvisoriamente esecutivo dal giudice che lo ha emesso, a norma dell’art. 642 c.p.c., giacché, per quanto osservato, il passaggio in giudicato del provvedimento non si compie prima della spendita dell’attività giurisdizionale di cui all’art. 647 c.p.c., la quale – come è del tutto evidente – risulta necessaria anche nel caso in cui il provvedimento monitorio sia stato reso esecutivo in via provvisoria. È del resto incontestabile che il decreto provvisoriamente esecutivo non sia equiparabile alla sentenza non ancora passata in giudicato (di cui all’art. 96, comma 2, n. 3 1. fall.), la quale viene pronunciata nel contraddittorio delle parti: come tale essa è totalmente priva di efficacia nei confronti del fallimento (Cass. 27 maggio 2014, n. 11811, per il caso di dichiarazione di fallimento sopravvenuta nel corso del giudizio di opposizione).

In tale quadro, la mancata proposizione, alla data della dichiarazione di fallimento, di tempestiva opposizione da parte del soggetto ingiunto appare priva di giuridica rilevanza: correttamente, pertanto, il Tribunale ha inteso prescinderne.

(Omissis)

3. – In conclusione, il ricorso va respinto.

(Omissis)

II

(Omissis)

Rilevato che il Tribunale di Vicenza ha rigettato l’opposizione proposta da Banca Popolare dell’Alto Adige soc. coop. p.a. avverso lo stato passivo dei Fallimenti (*) & c. e del socio illimitatamente responsabile V.G.A., in cui il credito da essa insinuato in via privilegiata ipotecaria per la somma di Euro 194.388,87 giusto decreto ingiuntivo n. 1107/2012 risultava ammesso con esclusione della somma di Euro 4.529,00 e in via chirografaria, non essendo il decreto ingiuntivo munito di attestazione ex art. 647 c.p.c.; che il Tribunale ha ritenuto di dover condividere l’orienta­mento, consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità, in base al quale deve tracciarsi una linea di demarcazione tra l’impossibilità per il debitore ingiunto di far valere le sue ragioni di opposizione al decreto ingiuntivo non opposto nei termini di legge e l’attribuzione allo stesso decreto dell’efficacia di titolo esecutivo, di cui all’art. 647 c.p.c., che può derivare esclusivamente dal procedimento giurisdizionale di verifica della corretta notifica del decreto all’ingiunto da svolgersi in un periodo antecedente al fallimento;

che avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la Banca Popolare dell’Alto Adige soc. coop. p.a., che ha inoltre depositato memoria illustrativa;

che le intimate procedure fallimentari non hanno svolto difese; considerato che il motivo di ricorso si articola in una pluralità di censure che hanno ad oggetto una lettura dell’art. 647 c.p.c. diversa rispetto a quella sostenuta nel decreto impugnato, rilevandosi in particolare che la funzione del giudice in tale sede è meramente dichiarativa, che la esistenza del giudicato anteriore alla sentenza di fallimento ben può essere apprezzata dal giudice, che in ogni caso ben può attribuirsi efficacia retroattiva al visto di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. apposto dopo la sentenza di fallimento, ovvero in ulteriore subordine equipararsi un decreto ingiuntivo non opposto ma non vistato ad una sentenza non impugnata sì da estendere a tale provvedimento monitorio la ammissione con riserva prevista dall’art. 96, comma 3, n. 3;

ritenuto che il primo motivo è manifestamente infondato alla luce dell’orientamento richiamato dal giudice del merito e confermato da questa Corte (Cass. 25191/2017) in virtù del quale “il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi della L. fall. art. 52”;

che, con riguardo alla doglianza subordinata relativa alla violazione della L. fall., art. 96, altrettanto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte è il principio (affermato già con riferimento alla analoga norma della L. fallante riforma, art. 95: cfr. ex multis: Cass. n. 3401/2013; n. 9346/1997; n. 7221/1998), della evidente diversità tra decreto ingiuntivo e sentenza impugnabile nella quale soltanto l’accerta­mento è avvenuto nel contraddittorio delle parti;

che pertanto si impone la declaratoria di inammissibilità del ricorso;

(Omissis)


Commento

Sommario:

1. Le fattispecie concrete e le questioni giuridiche sottese - 2. Decreto ingiuntivo non tempestivamente opposto ed intervenuta dichiarazione di fallimento del debitore-ingiunto - 3. Sull'(in)applicabilitÓ al decreto ingiuntivo non ancora definitivo alla data di apertura della procedura della deroga ex art. 96, 2░ comma, n. 3, L. Fall. all'esclusivitÓ del rito dell'accertamento del passivo - 4. La sorte dell'ipoteca giudiziale iscritta sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo non opponibile al fallimento - NOTE


1. Le fattispecie concrete e le questioni giuridiche sottese
Le fattispecie concrete sottoposte al vaglio della Suprema Corte nelle due ordinanze in epigrafe sono ricostruibili nei termini che seguono. I ricorrenti hanno domandato di insinuarsi al passivo del fallimento dei loro debitori allegando a fondamento della propria pretesa un decreto ingiuntivo spiccato in favore di essi anterior­mente all’apertura della procedura, in forza della cui provvisoria esecutorietà avevano provveduto ad iscrivere ipoteca giudiziale a garanzia del credito vantato. I giu­dici delegati dei rispettivi fallimenti hanno ritenuto di dover disporre l’ammissione al passivo di entrambi i creditori in via chirografaria con l’esclusione delle spese del procedimento monitorio e dell’imposta ipotecaria. Questi ultimi hanno allora spiegato opposizione ai sensi dell’art. 98 L. Fall. avverso i decreti con cui i giudici delegati avevano dichiarato esecutivi gli stati passivi fallimentari. I Tribunali di ambedue le procedure hanno rigettato la predetta opposizione argomentando che il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato soltanto con la dichiarazione di esecutività di cui all’art. 647 c.p.c., cosicché laddove essa non intervenga in epoca antecedente al fallimento del debitore-ingiunto restano inopponibili alla massa sia il provvedimento monitorio che l’ipoteca giudiziale e­ventualmente iscritta in virtù della sua provvisoria esecutorietà. Su ricorso proposto avverso i decreti dei Tribunali fallimentari, nelle ordinanze in estratto riportate la Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su tre dibattute questioni che le fattispecie descritte involgono, vale a dire: a) l’individuazione del momento a partire dal quale il decreto ingiuntivo acquista l’autorità del giudicato e diventa così opponibile alla massa; b) l’opponibilità alla procedura (quantomeno) a norma dell’art. 96, 2° comma, n. 3, L. Fall. del provvedimento monitorio non passato in giudicato prima della dichiarazione di fallimento; c) la sorte concorsuale del­l’ipoteca giudiziale iscritta anteriormente al fallimento dell’intimato sulla base di un decreto ingiuntivo riconosciuto tamquam non esset per la massa dei creditori. Dato il frequente ricorso dei creditori dell’impresa alla tutela monitoria, è presto spiegato perché la soluzione in un senso o [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Decreto ingiuntivo non tempestivamente opposto ed intervenuta dichiarazione di fallimento del debitore-ingiunto
La Corte di Cassazione si è dovuta in primo luogo misurare con l’efficacia nei confronti della massa del decreto ingiuntivo non opposto nel termine stabilito ai sensi dell’art. 641 c.p.c., e tuttavia non ancora munito del visto di esecutorietà di cui all’art. 647 c.p.c. alla data del fallimento del debitore-ingiunto. Atteso che il provvedimento monitorio è opponibile alla massa dei creditori soltanto se divenuto già definitivo nel giorno dell’apertura della procedura [1], la questione sottoposta allo scrutinio della Corte è se l’inutile decorso del termine per farvi opposizione prima della dichiarazione di fallimento valga o meno di per sé ad attribuire al decreto ingiuntivo autorità di cosa giudicata. La Suprema Corte ha sul punto optato per l’accoglimento di un indirizzo giurisprudenziale di recente inaugurato da alcune pronunce di legittimità [2], sulla scorta del quale il decreto ingiuntivo acquisterebbe efficacia di giudicato formale e sostanziale solamente all’esito di quella spendita di attività giurisdizionale – finalizzata alla verifica da parte del giudice del procedimento monitorio della corretta instaurazione del contraddittorio [3] – che l’apposizione del visto ex art. 647 c.p.c. per mancata tempestiva opposizione o per mancata attività dell’opponente presuppone. Come puntualizzato dalla Corte nella prima delle due ordinanze in annotazione, mentre nel processo ordinario di cognizione siffatto controllo sulla regolarità della notifica viene condotto in via preliminare, nel processo d’ingiunzione esso si pone come ultimo atto del giudice idoneo a provocare un contraddittorio eventuale e posticipato, onde la sua non sostituibilità con le verifiche di cancelleria ex artt. 124 e 153 disp. att. c.p.c. circa la non interposta opposizione a decreto ingiuntivo nei termini. La soluzione adottata dalla Cassazione si appalesa condivisibile per almeno due ordini di ragioni. Depone in tal senso, anzitutto, la formulazione letterale dell’art. 656 c.p.c., il quale prevede che «il decreto d’ingiunzione divenuto esecutivo a norma dell’art. 647 c.p.c.» – e non genericamente quello non opposto – è impugnabile con la revocazione straordinaria o con l’opposizione di terzo revocatoria, [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Sull'(in)applicabilitÓ al decreto ingiuntivo non ancora definitivo alla data di apertura della procedura della deroga ex art. 96, 2░ comma, n. 3, L. Fall. all'esclusivitÓ del rito dell'accertamento del passivo
Nella seconda delle due ordinanze in commento, la Suprema Corte ha poi affrontato la questione dell’applicabilità dell’art. 96, 2° comma, n. 3, L. Fall. al decreto ingiuntivo privo di efficacia di giudicato – perché ancora pendente il termine per l’opposizione o tuttora in corso il relativo giudizio, ovvero perché non già vistato ai sensi dell’art. 647 c.p.c. (come in ambedue le fattispecie sottoposte all’esame della Corte) – al tempo della dichiarazione di fallimento. La norma della legge fallimentare appena citata rende opponibili alla massa i crediti riconosciuti in una sentenza non passata in giudicato pronunciata in epoca anteriore all’apertura della procedura, derogando al principio scolpito dall’art. 52 L. Fall. della unicità ed esclusività della sede fallimentare per l’accertamento dei crediti di cui si chiede l’ammissione al passivo. Nel testo primigenio della legge fallimentare del 1942, giova ricordarlo, la verificazione endofallimentare di un credito accertato con sentenza non trascorsa in rem iudicatam alla data del fallimento era disciplinata dall’art. 95, 3° comma, che così recitava: «se il credito risulta da sentenza non passata in giudicato, è necessaria l’impugnazione se non si vuole ammettere il credito». Siffatta disciplina è stata in seguito trasposta, per effetto del d.lgs. n. 5/2006, all’interno dell’attuale art. 96, 2° com­ma, n. 3, L. Fall., a mente del quale sono ammessi al passivo con riserva «i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in giudicato, pronunziata prima della dichiarazione di fallimento. Il curatore può proporre o proseguire il giudizio di impugnazione». Benché l’onere di impugnazione originariamente previsto dall’art. 95, 3° comma, L. Fall. ante riforma del 2006 non sia stato replicato nell’art. 96, 2° comma, n. 3, L. Fall. di più recente conio, il cui ultimo periodo stabilisce che il curatore «può» – e non «deve» – proporre o proseguire il giudizio di impugnazione contro la sentenza emessa prima del fallimento, è pacifico tra gli interpreti che la disciplina vigente si ponga in perfetta continuità con quella abrogata. [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. La sorte dell'ipoteca giudiziale iscritta sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo non opponibile al fallimento
In entrambe le ordinanze in rassegna, i giudici della Sesta Sezione della Cassazione hanno implicitamente convalidato quel filone giurisprudenziale che, all’ineffi­cacia verso il fallimento del decreto ingiuntivo non ancora passato in giudicato alla data di apertura della procedura, fa conseguire l’inopponibilità alla massa dell’ipo­teca giudiziale iscritta in forza della sua provvisoria esecutività anteriormente al fallimento [27]. Questo consolidato principio di diritto desta qualche perplessità che non può andare sottaciuta. Qualora il giudice delegato dovesse ritenere gli altri documenti dimostrativi prodotti all’uopo dal creditore sufficienti a provare la fondatezza della sua pretesa, infatti, non si capisce perché quest’ultimo non possa giovarsi della prelazione ipotecaria ed essere ammesso al passivo in via privilegiata anziché in chirografo, almeno quando l’ipoteca giudiziale non sia da revocare ai sensi dell’art. 67, 1° comma, n. 4, L. Fall. su eccezione del curatore. È al riguardo corriva quell’affermazione, sovente addotta in motivazione dalla giurisprudenza, secondo cui «se il decreto ingiuntivo non è opponibile alla massa fallimentare, eguale inopponibilità subiscono le situazioni che si radicano in base alla provvisorietà che il titolo ha avuto nei confronti del debitore, ma non nei confronti della massa» [28]. È certo vero che l’accertamento del credito consacrato nel decreto ingiuntivo non ancora passato in giudicato nel giorno del fallimento dell’intimato diviene inopponibile alla massa dacché non più idoneo ad acquistare definitività nei confronti della stessa, stante quell’assoluta insensibilità della procedura al sopravvenuto passaggio in giudicato di provvedimenti diversi dalla sentenza desumibile dalla (a sommesso avviso di chi scrive) corretta esegesi dell’art. 96, 2° comma, n. 3, L. Fall. poc’anzi riportata [29]. È altrettanto indiscutibile, tuttavia, che nei giudizi di condanna al pagamento di somme il diritto del creditore ad iscrivere ipoteca giudiziale sui beni del debitore non costituisce affatto oggetto di accertamento, e non rientra perciò nel decisum del giudice, su cui soltanto può calare il giudicato. Esso, piuttosto, è un effetto che [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


  • Giappichelli Social