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Note in tema di prescrizione nel concordato preventivo

Luigi Farenga, Professore ordinario di Diritto commerciale nell’Università di Perugia

L’Autore, esamina la questione, in realtà poco esplorata, della prescrizione dei crediti nel concordato preventivo. Partendo dal presupposto che il termine di prescrizione, nel concordato liquidatorio, decorre con il deposito del piano di riparto ove il credito è contemplato, giunge a ritenere che eventuali somme non riscosse o a favore di creditori irreperibili debbano essere devolute agli altri creditori.

Notes on the subject of prescription in the arrangement with creditors

The Author examines the question, in reality little explored, of the prescription of credits in the arrangement with creditors. Assuming that the limitation period, in the agreed liquidation, starts with the filing of the allotment plan where the credit is contemplated, he comes to believe that any sums not collected or in favor of untraceable creditors must be devolved to the other creditors.

Keyword: arrangement with creditors, arrangement with creditors with the transfer of assets, prescription.

Poiché nel concordato preventivo con liquidazione dei beni i creditori possono chiedere il pagamento delle sole somme risultanti dal piano di riparto predisposto dal liquidatore, il termine prescrizionale decorre dal deposito del piano di riparto e non dal decreto di omologazione del concordato.

TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

SEZIONE FALLIMENTARE

Il Giudice

Sciogliendo la riserva del 21 gennaio 2021 (omissis)

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c., M. S.R.L. ha domandato, a questo Tribunale, di voler accertare e dichiarare, anche nel contradditorio del Commissario giudiziale e dei Liquidatori giudiziali della M. S.R.L. A SOCIO UNICO IN CONCORDATO PREVENTIVO, la intervenuta prescrizione e conseguente inesigibilità dei residui crediti vantati da R. S.R.L. (per € 86.846,88), F. I. S.N.C. (per € 13.807,40), MA. S.R.L. (per € 1.811.353,77), G. B. S.P.A. (per € 43.320,28), T. S.P.A. (per € 634.922,56), R. U. S. S.R.L. (per € 40.829,03) L. D. F. (per € 27.225,31) e D. C. S.R.L. (per € 32.882,53) per decorso, senza interruzione, del termine decennale previsto dall’art. 2946 c.c., che assume doversi computare dalla data del 20 febbraio 2018 (rectius: 2008 n.d.r.) in cui è stato depositato il decreto di omologa del concordato preventivo da essa stessa proposto.

A seguito di rituale notifica del ricorso introduttivo, i convenuti L. D. F. e D. C. S.R.L. sono rimasti contumaci, mentre gli altri creditori e i Liquidatori giudiziali si sono costituiti in giudizio ed hanno invocato il rigetto della domanda, contestando, sotto diversi profili, il decorso del termine di prescrizione ordinaria invocato dalla ricorrente.

Nel corso del giudizio, la ricorrente ha eccepito il difetto di legittimazione a resistere dei Liquidatori giudiziali, stante la loro posizione di terzietà rispetto al tema della controversia.

Le parti costituite hanno invocato il diritto alla rifusione delle spese di lite, mentre la difesa dei Liquidatori giudiziali ha domandato, altresì, la condanna della ricorrente al risarcimento del danno da lite temeraria ex art. 96 1. fall.

L’eccezione della ricorrente volta a contestare la legittimazione processuale dei Liquidatori giudiziali è palesemente infondata e deve essere disattesa, sia perché, a seguito della omologa del concordato preventivo liquidatorio, il Liquidatore giudiziale ha una propria legittimazione ad intervenire ad adiuvandum nei giudizi pendenti tra il debitore e i suoi creditori che investano lo scopo liquidatorio, in quanto volti all’accertamento dei crediti o della loro collocazione (Cass. 20 settembre 2019, n. 23520; Cass. 28 luglio 2017, n. 18823; Cass. 3 aprile 2013, n. 8102), sia soprattutto perché, nel caso di specie, la stessa ricorrente ha evocato in giudizio il concordato preventivo nella persona del Commissario giudiziale e dei Liquidatori, in considerazione degli effetti che la presente pronuncia produrrà sulla fase esecutiva del concordato, e non esiste alcuna norma del nostro sistema processuale che escluda il diritto del soggetto di costituirsi nel giudizio in cui è stato convenuto, ovvero che gli imponga l’obbligo di parteciparvi come spettatore silente, senza assumere posizione sui temi della controversia.

Nel merito la domanda è infondata e deve essere, pertanto, rigettata. Al riguardo è sufficiente rilevare che, ai sensi dell’art. 168, 1° comma, l. fall., dalla data di pubblicazione nel Registro delle imprese del ricorso per l’ammissione al concordato preventivo e fino al momento in cui il decreto di omologazione diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore. La Suprema Corte ha da tempo chiarito che il principio sancito dalla norma comporta, implicitamente, il divieto di pagamento di debiti anteriori in qualunque forma attuato, perché sarebbe incongruo che ciò che il creditore non può ottenere in via di esecuzione forzata possa conseguire in virtù di spontaneo adempimento, essendo in entrambi i casi violato il principio di parità di trattamento dei creditori (Cass., 12 gennaio 2007, n. 578). D’altra parte, occorre anche rilevare che, ai sensi dell’art. 184, 1° comma, l. fall., una volta intervenuta l’omologazione, il concordato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione del ricorso di cui all’art. 161 l. fall., talché non è ammesso il pagamento dei debiti concorsuali al di fuori dei casi e dei modi previsti dal sistema. Dal combinato disposto delle norme appena richiamate si ricava che:

– nel caso in cui il concordato si concluda con un decreto di improcedibilità (per rinuncia alla domanda), con un decreto di inammissibilità (per mancanza di requisiti o mancata approvazione), con un decreto di revoca della precedente ammissione (ai sensi dell’art. 173 l. fall.) o con un decreto di rigetto della domanda di omologa, cui non faccia seguito altra procedura concorsuale (fallimento o amministrazione straordinaria), i creditori possono immediatamente richiedere il pagamento o agire in giudizio, anche in via cautelare, per il soddisfacimento coattivo dei loro diritti;

– nel caso in cui il concordato si concluda, invece, con un decreto di omologazione, i creditori possono richiedere l’adempimento delle loro obbligazioni nel rispetto delle modalità e dei tempi previsti dal piano omologato.

Ebbene, il decreto di omologa del concordato M., depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2008 – come integrato dal decreto collegiale del 22/23 dicembre 2009 e ulteriormente precisato con decreto del Giudice delegato del 25/26 gennaio 2010 – dispone che i pagamenti in favore dei creditori debbano essere effettuati sulla base di piani di riparto predisposti dai Liquidatori in ragione della collocazione e del grado dei crediti, previo parere del Comitato dei Creditori e del Commissario giudiziale.

Alla luce delle dette disposizioni e del principio sancito dal richiamato art. 184, 1° comma, l. fall., deve ritenersi che i creditori del concordato M. possano richiedere il pagamento delle sole somme previste dai piani di riparto predisposti dai Liquidatori. In altri termini, per effetto del vincolo determinato dal concordato omologato, ex art. 184, 1° comma, l. fall., ed in virtù del principio della par condicio, i crediti concorsuali, pur se riconosciuti dalla debitrice e non contestati per ammontare e collocazione, divengono effettivamente esigibili soltanto a partire dal momento e nella misura in cui siano inseriti in un piano di riparto che ne preveda il pagamento. Il singolo creditore concorsuale non potrebbe, quindi, richiedere un pagamento anticipato, che non rispetti le regole del concorso, né può pretendere il pagamento di somme maggiori di quelle ripartibili secondo le valutazioni compiute dai Liquidatori e vagliate positivamente dal Comitato dei creditori e dal Commissario giudiziale.

Le considerazioni che precedono rendono palese la infondatezza della domanda attrice, atteso che, ai sensi dell’art. 2935 c.c., la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e, nel caso di specie, il termine per la riscossione dei crediti concorsuali non può farsi decorrere dal deposito del decreto di omologazione, come pretende la ricorrente, ma soltanto dal giorno in cui diviene esecutivo il progetto di ripartizione (parziale o finale) che ne preveda il pagamento. In questo senso, potrebbe dichiararsi la prescrizione dei crediti indicati dalla ricorrente se, da oltre dieci anni, gli stessi fossero stati inseriti dai Liquidatori in un piano di ripartizione, ma poiché, secondo quanto risulta pacifico, i Liquidatori devono ancora depositare il piano di riparto che interessa i crediti in questione (stante la revoca della prima integrazione al progetto di ripartizione finale, cui fa riferimento la società a pag. 5 del ricorso introduttivo), il relativo termine non solo non è scaduto, ma non può neppure considerarsi pendente.

Le considerazioni che precedono assorbono ogni altra questione dedotta in giudizio e comportano il rigetto della domanda e la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese di lite in favore dei ciascuno dei creditori autonomamente costituiti, da liquidarsi nella misura di cui appresso in base ai parametri ministeriali aggiornati con d.m. 37/18 e relativi ai compensi di avvocato per i giudizi di cognizione di competenza del tribunale di media complessità e di valore compreso nello scaglione di riferimento. Tuttavia, in considerazione della natura del presente procedimento e della mancata assegnazione di termini per il deposito di conclusionali e repliche, non si fa luogo alla liquidazione delle spese per la fase decisoria. Infine, la domanda di risarcimento danni ex art. 96 l. fall. proposta dalla difesa dei Liquidatori giudiziali non può essere accolta, per mancanza del presupposto della temerarietà della lite. (omissis)

Roma, 2 febbraio 2021.

RIBUNALE DI ROMA, 30 FEBBRAIO 2021

Rel. Ceccarini

(Artt. 168, 184 L. Fall.; 2935 c.c.)


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