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Il ruolo del tribunale nell'omologazione forzosa di un accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento

Alessandra Zanardo, Professore associato di Diritto commerciale nell’Università Ca’ Foscari Venezia

Il presente commento analizza due provvedimenti del Tribunale di Ferrara aventi ad oggetto una proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento, il cui ricorso è stato dichiarato improcedibile. I provvedimenti commentati offrono l’occasione di soffermarsi sul cram down “fiscale” di recente introduzione e di interrogarsi – dato l’ambiguo testo normativo – sul significato da attribuire al comportamento del tribunale che, ai sensi dell’art. 12, 3°-quater comma, L. n. 3/2012, omologhi l’accordo nonostante il voto contrario dell’amministrazione finanziaria.

 

The role of the court in the compulsory confirmation of a debt settlement agreement under law no. 3/2012

This comment analyses two decisions taken by the Court of Ferrara concerning a proposal for a debt settlement agreement under Law No. 3/2012, whose petition was declared inadmissible. These decisions give the opportunity to focus on the newly introduced ‘tax’ cram-down and to wonder about the meaning to be attributed to the behaviour of the court that, according to article 12, para. 3-quater, of Law No. 3/2012, confirms the agreement despite the negative vote of the Revenue Agency – given the ambiguity of the above-mentioned legislative provision.

Keywords: over-indebtedness, confirmation, ‘tax’ cram down.

MASSIMA(1) Il meccanismo in forza del quale il giudice omologa la proposta di accordo di composizione della crisi a fronte della contestazione di uno o più creditori dissenzienti è previsto e possibile solo se il piano è stato approvato e vi è contestazione di un creditore dissenziente circa la convenienza della proposta. La mancata approvazione da parte dei creditori impedisce addirittura che si apra la fase della omologa.   PROVVEDIMENTO(1) (Omissis). Il G.D. (omissis), premesso che (omissis) ha presentato una proposta di accordo ex art. 7 l. 3 del 2012 inerente debiti derivanti dalla precedente attività di impresa, che i creditori coinvolti sono solamente tre: Agenzia Entrate, Agenzia Riscossione e Prefettura di Ferrara, che tutti e tre i creditori hanno espresso voto negativo, che il Gestore della Crisi prima della udienza ex art. 10 l. sovr. ha depositato relazione in cui dà conto della mancata approvazione [continua ..]


Commento

Sommario:

1. Il perimetro dell’indagine - 2. L’applicabilità dell’art. 12, 3°-quater comma, L. n. 3/2012 alle procedure pendenti - 3. Il giudizio di convenienza ex art. 12, 2° comma, L. n. 3/2012 - 4. Il ruolo del tribunale nel cram down “fiscale” - NOTE


1. Il perimetro dell’indagine
La scelta di commentare i due provvedimenti del Tribunale di Ferrara sopra riportati deriva dal fatto che gli stessi, in particolare il provvedimento di rigetto del reclamo avverso il decreto di improcedibilità, rappresentano una delle prime occasioni in cui i giudici di merito si sono trovati a decidere sull’applicazione dell’ormai noto cram down dei debiti verso l’amministrazione finanziaria. Questo istituto è stato introdotto negli ultimi mesi del 2020 sia nella legge fallimentare sia nella L. 27 gennaio 2012, n. 3, ad opera, rispettivamente, dell’art. 3, 1°-bis comma, D.L. 7 ottobre 2020, n. 125 (così come convertito, con modificazioni, dalla L. 27 novembre 2020, n. 159), e dell’art. 4-ter D.L. 28 ottobre 2020, n. 137 (così come convertito, con modificazioni, dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176); i quali hanno di fatto anticipato l’entrata in vigore di corrispondenti norme contenute nel codice della crisi [continua ..]

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2. L’applicabilità dell’art. 12, 3°-quater comma, L. n. 3/2012 alle procedure pendenti
Nonostante nel giudizio di reclamo il Tribunale non abbia considerato l’aspetto processuale, è necessario spendere qualche parola sull’applicabilità del nuovo art. 12, 3°-quater comma, L. n. 3/2012 alle procedure pendenti, valutando poi se, nel caso di specie, si rientri nell’ipotesi di “procedura pendente”. L’art. 4-ter, 2° comma, D.L. n. 137/2020, diversamente dal D.L. n. 125/2020 e dalla relativa legge di conversione – che non contengono alcuna disposizione di diritto transitorio che ne definisca l’ambito temporale di applicazione – prevede espressamente che «le disposizioni di cui al 1° comma [leggasi: le modificazioni alla L. n. 3/2012] si applicano anche alle procedure pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Peraltro, pure in assenza di una siffatta previsione, si condivide l’opinione prevalente secondo cui le norme che introducono [continua ..]

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3. Il giudizio di convenienza ex art. 12, 2° comma, L. n. 3/2012
L’art. 11, 2° comma, L. n. 3/2012 dispone, ai fini dell’omologazione di cui all’art. 12, che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, mentre l’art. 12, 2° comma, prevede che il giudice omologhi l’accor­do quando, risolta ogni altra contestazione, abbia verificato il raggiungimento della percentuale di cui all’art. 11, 2° comma, e l’idoneità del piano ad assicurare il pagamento integrale dei crediti impignorabili. A detta disposizione se ne aggiunge un’al­tra, introdotta dall’art. 18 D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221), a norma della quale, quando uno dei creditori che non ha aderito o che risulta escluso o qualunque altro interessato contesta la convenienza dell’accordo, il giudice lo omologa se ritiene che il credito possa essere soddisfatto dall’esecuzione dello stesso in [continua ..]

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4. Il ruolo del tribunale nel cram down “fiscale”
Si è detto che, nel caso di specie, la novella legislativa di dicembre 2020 non trova applicazione (v. supra, par. 2). Tuttavia, poiché il Tribunale, nel provvedimento di rigetto del reclamo, si pronuncia, su richiesta della reclamante, sulla ricorrenza dei presupposti del cram down fiscale senza preliminarmente esprimersi sulla questione processuale, è doverosa qualche considerazione sulle sue conclusioni. Secondo i giudici del reclamo, l’art. 12, 3°-quater comma, L. n. 3/2012 si applica all’ipotesi in cui, essendo stata espressa l’adesione alla proposta da una parte dei creditori, manchi l’adesione dell’amministrazione finanziaria, la quale sarebbe decisiva ai fini del raggiungimento della percentuale stabilita dalla legge, consentendo così al tribunale di disattendere il voto contrario di un creditore [11]. Nel caso di specie, nessun creditore aveva espresso voto favorevole o mantenuto il silenzio sulla proposta [continua ..]

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NOTE

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