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Il presupposto soggettivo delle procedure da sovraindebitamento tra la l. n. 3/2012 e il codice della crisi di impresa e dell'insolvenza

Pierpaolo Pirani, PhD in Law ed Economics nell’Università di Roma “Luiss Guido Carli”

Il saggio si propone di verificare se il nuovo Codice della Crisi dell’Impresa e dell’Insol­venza ha fatto chiarezza su alcuni dei profili di maggiore criticità inerenti al presupposto soggettivo delle procedure da sovraindebitamento che erano stati evidenziati dalla dottrina e giurisprudenza nel vigore della L. n. 3/2012.

The subjective prerequisite of the composition of the indebtedness between law n. 3/2012 and the new code of the crisis and insolvency procedures

The paper aims to verify whether the new code of the business crisis and insolvency clarifies some of the most critical profiles inherent to the subjective assumption of over-indebtedness procedures that had been highlighted by the doctrine and jurisprudence under Law no. 3/2012.

Keywords: Insolvency Code – indebtedness 

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Sommario:

1. Introduzione - 2. Il presupposto soggettivo di applicazione nelle procedure disciplinate dalla L. n. 3/2012 - 3. La composizione del debito dei soggetti illimitatamente responsabili negli enti collettivi societari - 4. (Segue): … e negli enti collettivi non societari - 5. La composizione del debito familiare privato - 6. (Segue): … e del debito familiare imprenditoriale - 7. Il presupposto soggettivo nel Codice della Crisi dell’Impresa e dell’In­solvenza - 8. Le soluzioni adottate dal c.i.i. in merito al debito dei soggetti illimitatamente responsabili negli enti collettivi societari (e non) - 9. Le soluzioni adottate dal c.i.i. in merito al debito privato e imprenditoriale delle famiglie - 10. Conclusioni - NOTE


1. Introduzione

Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento – introdotte nel nostro ordinamento dalla L. 27 gennaio 2012, n. 3 – sono dirette alla risoluzione delle situazioni di crisi nelle quali possono trovarsi i soggetti che, per le dimensioni o la natura dell’attività svolta, non possono fare riferimento alle procedure disciplinate dalla legge fallimentare [1]. Tre procedure – accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio – in grado di salvare il debitore “onesto ma sfortunato” dal “suicidio” [2] ma caratterizzate da un rilievo pratico modesto: le relazioni a legge delega e schemi di decreti delegati per la riforma della crisi e dell’insolvenza sottolineano la “quasi totale disapplicazione dell’isti­tuto”, così motivando, tra l’altro, la necessità di includerlo nella riforma della [continua ..]

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2. Il presupposto soggettivo di applicazione nelle procedure disciplinate dalla L. n. 3/2012

La delimitazione del campo soggettivo di applicazione delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento nella L. n. 3/2012 avviene anzi tutto attraverso il riferimento alla figura del “debitore”, che “non è soggetto né assoggettabile” alle tradizionali procedure concorsuali. Tanto premesso, leggendo a contrario gli artt. 6, 1° comma, 7, 2° comma, lett. a), della L. n. 3/2012 sembrano poter accedere alle procedure da sovraindebitamento: a) gli imprenditori individuali e le società commerciali sotto i parametri ex art. 1, 2° comma, L. Fall.; b) gli imprenditori individuali o le società che, cessata l’attività, non sono più fallibili ai sensi dell’art. 10 L. Fall.; c) gli imprenditori agricoli, per espressa previsione dell’art. 7, 2°-bis comma, L. n. 3/2012; d) le società di capitali e cooperative start-up innovative, sopra e sotto le soglie di fallibilità, [continua ..]

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3. La composizione del debito dei soggetti illimitatamente responsabili negli enti collettivi societari

La composizione del debito del socio illimitatamente responsabile di un ente collettivo societario pone tre problemi: a) l’estensione al socio degli effetti della procedura di sovraindebitamento instaurata dalla società (non fallibile); b) l’accesso del socio di società fallibile ad autonoma procedura per comporre la propria esposizione debitoria (anche) di natura sociale; c) l’accesso del socio alle procedure di sovraindebitamento per un debito consumeristico o comunque estraneo al rapporto sociale [7]. Per quanto riguarda il primo profilo, la L. n. 3/2012 non prevede espressamente la possibilità per il socio di usufruire dell’effetto esdebitatorio derivante dall’accordo concluso dall’ente societario non fallibile con i propri creditori. Di conseguenza, una società potrebbe accedere alla procedura da sovraindebitamento e concludere un accordo con i propri debitori senza però considerare la posizione del [continua ..]

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4. (Segue): … e negli enti collettivi non societari

Il problema della composizione del debito dei soggetti illimitatamente responsabili nell’ambito di un’attività di impresa sorge anche con riferimento agli enti collettivi non societari. In particolare, dubbi sorgono in merito alla posizione dei soggetti che hanno agito in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta e per i quali è prevista una responsabilità personale e solidale per le obbligazioni contratte dall’associazio­ne a norma dell’art. 38 c.c. [28]. Il tema, anche in questo caso, pone tre diversi problemi: a) l’estensione ai soggetti responsabili ex art. 38 c.c. degli effetti della procedura di sovraindebitamento instaurata dall’associazione, b) l’accesso del soggetto responsabile ex art. 38 c.c. a una procedura di sovraindebitamento per comporre la propria esposizione debitoria “complessiva” sia imprenditoriale, sia privata; c) l’accesso del soggetto responsabile ex art. [continua ..]

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5. La composizione del debito familiare privato

Sebbene non esplicitamente menzionate dalla relazione illustrativa e dalla stessa L. n. 3/2012, non vi è dubbio che i casi di squilibrio patrimoniale che possono interessare un gruppo familiare sono tra i principali campi di applicazione delle procedure di sovraindebitamento e rappresentano un’ipotesi statisticamente frequente e di notevole rilievo sociale [37]. Non a caso, prima dell’introduzione della nostra disciplina per la crisi da sovraindebitamento, diversi Paesi europei hanno introdotto strumenti normativi per tentare di fronteggiare le situazioni di difficoltà economica delle famiglie e permettere a quest’ultime di riprendere un ruolo nell’economia nazionale dopo aver superato la propria esposizione debitoria [38]. In altri termini, il debito familiare è un profilo centrale nella crisi da sovraindebitamento: malgrado ciò, la L. n. 3/2012 ha fornito una risposta inadeguata alla regolazione del debito familiare sia [continua ..]

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6. (Segue): … e del debito familiare imprenditoriale

In merito all’esposizione debitoria familiare un profilo di interesse riguarda l’i­staurazione di una procedura di sovraindebitamento per i debiti delle famiglie sorti nell’esercizio di un’attività imprenditoriale familiare: ovverosia, se e secondo quali modalità possa essere ammessa una composizione del debito nel caso di intersecazioni tra attività di impresa e componenti della famiglia. Il problema sembra assumere rilevanza sia nell’impresa familiare, sia nell’a­zienda coniugale. È ormai consolidata l’opinione per la quale il legislatore nel descrivere l’impresa familiare ha fatto riferimento esclusivamente all’impresa individuale e non anche a quella collettiva: il lavoro familiare è estraneo alle imprese collettive societarie [45]. Tanto premesso, il rapporto procedure da sovraindebitamento e impresa familiare sembra involgere due profili: a) l’accesso alla procedura da [continua ..]

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7. Il presupposto soggettivo nel Codice della Crisi dell’Impresa e dell’In­solvenza

La disciplina delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento rappresenta uno dei profili più significativi del nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza [54]. L’inclusione delle procedure da sovraindebitamento all’interno del Codice della Crisi è stata un’esigenza posta in evidenza sia dalla Commissione Rordorf, sia dalla legge delega n. 155/2017 al fine di riordinare e semplificare una disciplina che non aveva trovato particolare attuazione pratica anche a causa di un eccessivo tecnicismo e di presupposti d’accesso non particolarmente chiari [55]. Sotto quest’ultimo profilo si comprende la scelta del legislatore di intervenire sul presupposto oggettivo di applicazione delle procedure da sovraindebitamento, armonizzandolo con quanto previsto dalla (ancora) attuale legge fallimentare [56]. Intervento normativo che non si limita a definire il fenomeno da un punto di vista oggettivo ma [continua ..]

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8. Le soluzioni adottate dal c.i.i. in merito al debito dei soggetti illimitatamente responsabili negli enti collettivi societari (e non)

Le esigenze di semplificazione, riduzione dei costi di accesso alla procedura, razionalizzazione e ottimizzazione dell’intero sistema normativo hanno spinto il legislatore a occuparsi direttamente del rapporto tra le procedure da sovraindebitamento e il socio illimitatamente responsabile: non a caso, il capo dedicato alle procedure da sovraindebitamento prevedeva originariamente che quest’ultime producono “effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili” [59]. L’art. 65, 4° comma, del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza aveva il merito di chiarire il primo profilo controverso della L. n. 3/2012: non vi era dubbio che il socio illimitatamente responsabile poteva beneficiare del discharge, degli effetti liberatori connessi all’istaurazione della procedura da sovraindebitamento da parte della società. In altri termini, la norma risolveva il primo problema della composizione del debito del socio [continua ..]

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9. Le soluzioni adottate dal c.i.i. in merito al debito privato e imprenditoriale delle famiglie

Un’importante e apprezzabile novità del Codice della Crisi e dell’Insolvenza è rappresentata dalla possibilità riconosciuta ai membri di una famiglia di “presentare un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento” [65]. Il Codice prevede che i componenti della stessa famiglia – il coniuge, i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto previsti dalla L. 20 maggio 2016, n. 76 – possono presentare un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune [66]. È stabilita inoltre una direzione unitaria in caso di procedure promosse singolarmente dai componenti della stessa famiglia, dovendo il giudice adito per primo adottare i necessari provvedimenti per assicurare il coordinamento tra le diverse procedure [67]. Una [continua ..]

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10. Conclusioni

Tre procedure – accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione di crediti, piano dei consumatori e liquidazione del patrimonio – in grado di salvare il debitore “onesto ma sfortunato” dal “suicidio” ma caratterizzate da un rilievo pratico modesto [74]. Scarso rilievo pratico che sembra motivato anche dai numerosi problemi applicativi che le tre procedure pongono e sui quali il Codice della Crisi dell’Impresa e dell’insolvenza sembra apportare soltanto in parte un intervento chiarificatore. Infatti, la riforma – pur affrontando l’argomento – non sembra aver risolto tutti problemi derivanti dall’accesso del socio illimitatamente responsabile a una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento e in ordine alla composizione del debito privato e imprenditoriale delle famiglie. In particolare, è ancora incerta la possibilità per il soggetto illimitatamente responsabile di un [continua ..]

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NOTE

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