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Accordi di ristrutturazione: la Cassazione si pronuncia sul divieto di iniziare azioni cautelari ed esecutive

Massimo Falabella. Giudice presso la Corte di Cassazione

Con la sent. n. 16161/20118 la Cassazione è tornata ad occuparsi degli accordi di ristrutturazione dei debiti e ha esaminato, in particolare, il provvedimento giudiziale con cui è vietato al debitore l’inizio di azioni cautelari o esecutive. La nota richiama alcuni dei principali contributi della dottrina e della giurisprudenza sul tema e registra come le affermazioni della Corte circa la natura del provvedimento e l’oggetto del sindacato di cui è investito il Tribunale non vi si discostino.

With the decision n. 16161 of 2018, The Supreme Court has returned to consider debt restructuring agreements and has examined, in particular, court orders which forbid debtors from taking precautionary or executive actions. The note recalls some of the principal contributions of the doctrine and the jurisprudence on the theme and records how the affirmation of the Court regarding the nature of the measure and the object of the analysis which the Tribunal has embraced do not differ from the original.

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. I, 19 GIUGNO 2018, N. 16161

PresDIDONEEstTERRUSI

Tenuta Agricola I Marzi S.r.l. Società Agricola c. Unicredit S.p.a. e altri

Accordo di ristrutturazione dei debiti – Misure protettive – Subprocedimento finalizzato all’ottenimento di misure protettive – Natura cautelare – Decreto emesso dalla Corte d’ap­pello in sede di reclamo – Ricorso straordinario per cassazione – Inammissibilità

(Art. 182-bis L. Fall.; art. 111 Cost.)

In tema di accordi di ristrutturazione dei debiti, il subprocedimento di cui all’art. 182-bis, 6° e 7° comma, L. Fall., essendo finalizzato ad ottenere misure protettive, quali la sospensione di eventuali azioni cautelari ed esecutive in funzione dell’esito delle trattative in corso, destinate a culminare nella formalizzazione dell’accordo, ha natura cautelare, sicché è inammissibile il ricorso per cassazione contro la decisione assunta dalla Corte d’appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del Tribunale, non essendo in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale.

Accordo di ristrutturazione dei debiti – Misure protettive – Principio di diritto ex art. 363 c.p.c. – Natura del giudizio – Estensione del sindacato del giudice – Controllo formale e sostanziale

(Art. 182-bis L. Fall.)

In tema di accordi di ristrutturazione dei debiti, il provvedimento, reso in esito a cognizione sommaria avente natura cautelare, con il quale il Tribunale, ai sensi dell’art. 182-bis, 7° comma, L. Fall., si pronuncia sull’istanza di divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive, non consegue a un controllo solo formale della documentazione richiesta, ma presuppone, da parte del giudice, una verifica anche sostanziale sulla ricorrenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione con le maggioranze di cui all’art. 182-bis, 1° comma, L. Fall., oltre che delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare.

 

(Omissis)

FATTI DI CAUSA

La Tenuta Agricola I Marzi s.r.l. proponeva reclamo ai sensi della L. Fall., art. 182-bis, commi 6 e 7, avverso il decreto col quale il tribunale di Treviso aveva, da un lato, respinto l’istanza di assegnazione di un termine per il deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti e, dall’altro, negato le richieste misure protettive.

La Corte d’appello di Venezia rigettava il reclamo, ritenendo nel merito mancanti i presupposti per addivenire all’accordo di ristrutturazione.

Contro il decreto della Corte d’appello la società propone ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., dolendosi della violazione della L. Fall., art. 182-bis, commi 6 e 7, per avere la Corte ritenuto sussistente la facoltà del giudice della procedura di effettuare una verifica sostanziale dei presupposti per addivenire all’accor­do di ristrutturazione. Per converso la ricorrente sostiene che il giudice della procedura doveva limitarsi a un controllo meramente formale in ordine all’esistenza dei pre­supposti giuridici per concedere il termine finalizzato al deposito della domanda di omologazione dell’accordo, così da dover concedere il detto termine e le connesse misure protettive sulla base del solo riscontro di completezza della documentazione depositata dalla debitrice.

Le parti intimate hanno replicato con separati controricorsi.

In prossimità dell’udienza tutte le parti hanno depositate memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Per costante giurisprudenza, il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., è proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di or­dinanza o di decreto solo quando essi siano definitivi e abbiano carattere decisorio, essendo in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale. Da qui l’inammissibilità dell’impugnazione con tale mezzo nei riguardi di qualunque provvedimento di natura cautelare, ancorché adottato in sede di reclamo (cfr. Cass. Sez. U. n. 1245-04 e più di recente Cass. n. 20954-17).

2. – Quello di cui alla L. Fall., art. 182-bis, commi 6 e 7, è un sub-procedimento finalizzato all’ottenimento di misure protettive in funzione cautelare: segnatamente è finalizzato a ottenere la sospensione di eventuali azioni cautelari ed esecutive in funzione dell’esito delle trattative in corso, destinate a culminare nella formalizzazione dell’accordo.

Con la natura cautelare è compatibile la facoltà di reclamo avverso il provvedimento negativo del tribunale, prevista dall’art. 182-bis, comma 7, ma non anche l’im­pugnabilità in cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., della decisione assunta in sede di reclamo, trattandosi pur sempre di una decisione di tipo cautelare, per sua natura insuscettibile di incidere su diritti soggettivi con efficacia di giudicato.

Consegue che il presente ricorso è inammissibile.

3. – Peraltro, attesa l’importanza della questione sottesa, oggetto di dibattito nelle sedi di merito, reputa la Corte di esaminare egualmente il profilo di diritto relativo all’ambito del potere di controllo del tribunale, ai sensi dell’art. 363 c.p.c.

4. – È opportuno muovere dalla considerazione che, secondo lo schema desumibile dalla L. Fall., art. 182-bis, gli accordi di ristrutturazione constano di due fasi: la prima, meramente privatistica, in cui il debitore conclude l’accordo con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti complessivi; la seconda fase, che connota l’istituto in termini pubblicistici e procedimentali (v. Cass. n. 1182-18), in cui interviene il tribunale ai fini dell’omologazione dell’accordo stesso.

La prima fase, prodromica al deposito del ricorso e dell’accordo, assume una certa importanza in conseguenza delle modifiche normative introdotte nel corso degli anni, giacché, all’esito di queste modifiche (D.L. n. 78 del 2010, conv. con modificazioni in L. n. 122 del 2010, successivamente modificato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. con modificazioni in L. n. 134 del 2012), è possibile anticipare gli effetti delle successive (fasi) mediante una specifica richiesta del debitore, tesa a ottenere dal tribunale il divieto di iniziare o proseguire le azioni esecutive o cautelari. In particolare, secondo la L. Fall., art. 182-bis, il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive di cui al comma 3, può essere richiesto dall’imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di ristrutturazione; e ciò depositando la documentazione di cui all’art. 161, comma 1 e comma 2, lett. a), b), c) e d), unitamente alla proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell’im­prenditore medesimo, avente valore di autocertificazione, la quale attesti che sulla proposta sono, appunto, in corso le trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti. Inoltre va depositata una dichiarazione del professionista avente i requisiti di cui alla L. Fall., art. 67, comma 3, lett. d), circa la idoneità della proposta, se accettata, ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso le trattative, o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare.

L’istanza di sospensione è pubblicata al registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione. Dopodiché il tribunale, “verificata la completezza della documentazione depositata”, fissa con decreto l’udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell’istanza di cui dell’art. 182-bis citato, comma 6, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa; e nel corso dell’udienza, “riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al comma 1 e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare”, dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati, assegnando un termine (di non oltre sessanta giorni) per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista à sensi del comma 1.

5. – La lettera della norma richiede al giudice una valutazione consona al carattere cautelare del provvedimento, il quale carattere si desume dal riscontro dell’ele­mento distintivo proprio di ogni misura di tal genere. Al pari infatti di ogni provvedimento cautelare, anche il decreto di cui alla L. Fall., art. 182-bis, comma 7, possiede valenza provvisoria e strumentale, e non ha funzione satisfattiva del particolare diritto previsto dalla legge; sicché in tal senso si connota per sommarietà della (sola) cognizione, attesa la provvisorietà degli effetti che ne derivano.

In teoria generale, la provvisorietà di effetto vale a distinguere la tutela cautelare dalla tutela sommaria non cautelare.

6. – Ora la norma presuppone una valutazione circa la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze previste dalla legge e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori estranei (con i quali non sono in corso trattative o che hanno negato la propria disponibilità a trattare), avente come base la verifica di completezza della documentazione depositata, che va riscontrata in relazione alla fase solo preparatoria dell’accordo.

Siffatta valutazione, partecipando del carattere di sommarietà della cognizione, deve essere svolta nella prospettiva di ragionevole attendibilità che le trattative si definiscano positivamente in ragione di quanto specificato nella dichiarazione del debitore (avente valenza di autocertificazione) e di quanto emergente dalla relazione del professionista in ordine all’idoneità della proposta, se accettata. Tuttavia il relativo provvedimento, per quanto emesso all’esito di un giudizio a carattere sommario e di natura prognostica, non consegue – come sostiene la ricorrente – a un controllo solo formale sulla sussistenza della documentazione richiesta, ma presuppone da parte del giudice una verifica anche sostanziale sulla ricorrenza, giustappunto, “dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al comma 1”, nonché delle attestate condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare. Con questa finalità l’art. 182-bis, comma 6, prevede il deposito della dichiarazione attestante l’idoneità della proposta, se accettata, ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei, onde consentire al tribunale di controllare seppure allo stato degli atti e in base alla documentazione suddetta, senza cioè possibilità di svolgere supplementi istruttori che sarebbero in contrasto con la sommarietà della cognizione e con la contrazione procedimentale implicata dal termine ristretto previsto per legge – l’attuabilità della proposta di accordo e la sua capacità di garantire la posizione dei creditori estranei.

In tal senso va fissato il principio di diritto che rileva, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., fermo che il ricorso – come detto – deve esser dichiarato inammissibile.

7. – Le spese processuali, considerata l’assoluta novità della questione giuridica sottostante, meritano di essere integralmente compensate.


Commento

Sommario:

1. Il tema - 2. Lo speciale procedimento ex artt. 182-bis e 182-ter L. Fall.: profili generali - 3. L'intervento del Tribunale e il suo contenuto - NOTE


1. Il tema
La sentenza annotata si segnala per l’affermazione di importanti principi sul tema delle misure protettive che possono adottarsi in vista della stipula di un accordo di ristrutturazione: la pronuncia si occupa, infatti, di quel segmento procedimentale delineato dal 6° e 7° comma dell’art. 182-bis L. Fall. (inseriti dal D.L. n. 78/2010, convertito in L. n. 122/2010, successivamente modificato dal D.L. n. 83/2012, convertito in L. n. 134/2012) con cui è stato disciplinato il divieto, fatto ai creditori, di introdurre o dare ulteriore corso ad azioni cautelari o esecutive, oltre che di acquisire titoli di prelazione se non concordati, ancor prima della pubblicazione nel registro delle imprese dell’accordo stesso (è solo con tale pubblicazione infatti, che ai creditori erano altrimenti precluse iniziative nel senso indicato, giusta l’art. 182-bis, 3° comma). La pronuncia si inserisce in un quadro in cui l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale ha già fornito, in quasi dieci anni, estesi contributi sul piano della interpretazione della disciplina in esame, la quale è incentrata su un effetto di automatic stay che si produce con la pubblicazione dell’istanza proposta dal debitore presso il registro delle imprese e su di una successiva delibazione da parte del Tribunale circa l’esistenza sia dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti, con le maggioranza richiesta, sia delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare [1]. Può essere utile esaminare la sentenza in commento alla luce dei tratti più significativi del percorso seguito da studiosi e giudici per ricostruire l’istituto della misura protettiva introdotta con l’intervento legislativo del 2010: senza nessuna aspirazione di completezza, al solo fine di meglio valutare il portato della decisione che si annota.

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2. Lo speciale procedimento ex artt. 182-bis e 182-ter L. Fall.: profili generali
Il fondamento della richiamata novella del 2010 è ben spiegato nella Relazione accompagnatoria del disegno di legge di conversione, ove si chiarisce che la prassi applicativa aveva evidenziato come fosse importante eliminare azioni di disturbo nel corso delle trattative, consentendo alle parti di fotografare con certezza i beni patrimoniali dell’impresa per determinare le misure concretamente realizzabili per la ristrutturazione dei debiti: in tal senso, come è stato da subito osservato, la novella legislativa attestava il rinnovato favor del legislatore verso l’accordo di ristrutturazione come strumento di soluzione della crisi d’impresa, agevolandolo fin dalla fase delle trattative funzionali alla conclusione dell’accordo [2]. Proprio in considerazione della finalizzazione della tutela offerta dalle misure protettive rispetto alla conclusione dell’accordo da omologare, potrebbe credersi, a tutta prima, che la proposta che il debitore è onerato di depositare, unitamente al­l’altra documentazione prescritta dal 6° comma dell’art. 182-bis per l’ottenimento della cautela sia la proposta che costituirà oggetto dell’accordo da sottoporre al­l’esame del Tribunale. In effetti, si è rimarcato, in dottrina, come la dichiarazione del debitore sia diretta a certificare che egli sta trattando coi creditori per ottenere l’ade­sione a quella proposta con quel determinato contenuto, e non ad altra proposta o altro contenuto [3]. In senso contrario è stato osservato, in giurisprudenza, come la pen­denza delle trattative in cui si inserisce la proposta implica l’eventualità di modifiche o integrazioni rese necessarie dal raggiungimento della percentuale di creditori aderenti fissata dal 1° comma dell’art. 182-bis; e si è pure evidenziato come la scelta riservata all’imprenditore nel periodo di operatività della moratoria in ordine alle modalità di risoluzione della crisi (tra cui è oggi ricompreso il concordato preventivo) faccia ritenere che quel soggetto possa modulare in modo vario la proposta destinata a confluire nell’accordo definitivo, potendo quest’ultimo non coincidere, nel contenuto, con quello prospettato con la domanda di inibitoria [4]. L’oggetto della cautela è costituito, come si è detto, dal [continua ..]

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3. L'intervento del Tribunale e il suo contenuto
Un punto chiave della disciplina è indubbiamente rappresentato dall’accerta­mento demandato al Tribunale chiamato a pronunciarsi sull’istanza protettiva. La sentenza annotata se ne è occupata specificamente proprio per il rilievo assunto dalla questione: infatti pur concludendo per l’inammissibilità del ricorso per cassazione, che aveva investito un provvedimento non impugnabile, come si dirà, la Corte ha ritenuto opportuno pronunciare il principio di diritto a norma dell’art. 363 c.p.c. sul tema della verifica che il Tribunale è tenuto a porre in atto in base all’art. 182-bis, 7° comma. Afferma la S.C. che la norma presuppone una valutazione circa la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze previste dalla legge e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori estranei e che tale valutazione, da attuarsi con la cognizione sommaria (stante la natura cautelare del provvedimento) «deve essere svolta nella prospettiva di ragionevole attendibilità che le trattative si definiscano positivamente in ragione di quanto specificato nella dichiarazione del debitore (avente valenza di autocertificazione) e di quanto emergente dalla relazione del professionista in ordine all’idonei­tà della proposta, se accettata». Il provvedimento, per quanto emesso all’esito di un giudizio a carattere sommario e di natura prognostica, non consegue peraltro a un controllo solo formale sulla sussistenza della documentazione richiesta, ma presuppone da parte del giudice una verifica anche sostanziale sulla ricorrenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al 1° comma, nonché delle attestate condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare. Sul punto la pronuncia risulta pienamente aderente al dato normativo e allineata alle concordi indicazioni della dottrina [17] e della giurisprudenza di merito [18]. La predetta verifica sostanziale, d’altro canto, deve svolgersi – precisa la Corte – allo stato degli atti e in base alla documentazione acquisita, senza che possano effettuarsi «supplementi istruttori che sarebbero in contrasto con la sommarietà della [continua ..]

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NOTE

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