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Brevi cenni in tema di ammissione al passivo del credito che trae fondamento da lettere di patronage

Leonardo Vecchione. Avvocato in Roma

La nota analizza il rapporto tra la lettera di patronage e l’esistenza di un rapporto di garanzia ai fini dell’ammissione del credito al passivo.

The article analyzes the connection between the letter of comfort and the existence of a guarantee relationship for the purpose of admitting the credit to the liabilities.

TRIBUNALE DI ROMA, SEZ. FALL., 23 NOVEMBRE 2017, N. 4791 (DECR.)

Pres. LA MALFA, Rel. GENNA

Intesa San Paolo S.p.a. c/ Amministrazione Straordinaria della Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione

Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo ex art. 98 L. Fall. – Lettera di patronage c.d. forte – Ammissione al passivo – Prova del credito – Rapporto di garanzia

(Artt. 96 e 98 L. Fall.; artt. 1322 e 1333 c.c. e art. 1218 c.c.)

L’inadempimento di una prestazione strumentale ad assicurare l’adempimento del patrocinato contenuta in una lettera di patronage c.d. forte comporta in capo al patronnant una responsabilità di tipo contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. e un conseguente obbligo risarcitorio nel caso di inadempimento dell’obbligazione del patrocinato. Il credito derivante da una lettera di patronage c.d. forte deve essere, pertanto, ammesso al passivo del fallimento.

 

Massima non ufficiale

 

(Omissis)

FATTO

La Intesa Sanpaolo S.p.A. ha chiesto di insinuarsi al passivo dell’amministrazione straordinaria della Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (d’ora in poi, PICFIC o Congregazione) (n. 1/2013) per Euro 909.786,46, deducendo che: tale credito trae fondamento dalla lettera di patronage del 26.11. 2007 con la quale PICFIC si era impegnata a fare in modo che la proprie controllate Elea S.p.A. facesse sempre fronte alle obbligazioni derivanti dalla concessione di linee di credito operata dalla banca; con lettera del 19.04.2010 PICFIC ha riconosciuto l’esistenza dell’esposizione debitoria della propria controllata e si è impegnata ad estinguerla con un piano di rientro, accettato dall’istituto di credito istante; che tale piano di rientro è stato adempiuto solo in parte, sicché alla data di apertura dell’amministrazione straordinaria è residuato un debito di Euro 909.786,46.

I Commissari Straordinari hanno proposto l’esclusione del credito anche all’esito delle osservazioni presentate da Intesa Sanpaolo, rilevando come la lettera di ricognizione del debito non avesse data certa, come il debito fosse di Elea S.p.A. e non di PICFIC e come non fosse stato prodotto alcun documento opponibile alla procedura comprovante la garanzia prestata dalla Congregazione.

Il Giudice Delegato ha escluso il credito, non essendo stato allegato alcun documento scritto attestante l’esistenza del rapporto di garanzia dedotto.

Avverso il decreto che ha reso esecutivo lo stato passivo dell’amministrazione stra­ordinaria, comunicato il 12.05.2015, Intesa Sanpaolo ha proposto tempestiva e rituale opposizione, documentando innanzitutto la fonte negoziale della pretesa creditoria azionata, attraverso l’allegazione della lettera di patronage del 23.11.2007, avente data certa per la timbratura postale impressa, e deducendo che la lettera di ricognizione dal debito del 19.04.2010 aveva anch’essa data certa anteriore all’a­pertura dell’amministrazione straordinaria di PICFIC, perché di essa faceva menzione una successiva missiva digitale avente data certa (17.02.2011) inviata da Elea ad Intesa Sanpaolo e perché le condizioni oggetto del piano di rientro, nello specifico la mancata insinuazione al passivo del fallimento di Elea (nel frattempo dichiarata fallita da questo Tribunale) da parte della banca odierna opponente, trovavano rispondenza nella documentata chiusura di detta procedura concorsuale, intervenuta il 09.07.2010 per mancanza di domande di insinuazione al passivo.

Il ricorso con il pedissequo decreto di fissazione dell’udienza dinanzi al Giudice relatore delegato alla trattazione è stato ritualmente notificato all’amministrazione straordinaria di PICFIC, che si è tempestivamente costituita, contestando le ragioni creditorie della banca opponente, evidenziando a tal riguardo come la lettera di ricognizione del debito non avesse data certa, non potendo tale certezza farsi discendere né dalla lettera di patronage del 26.11.2007 né dall’intervenuta chiusura del fallimento di Elea S.p.A., non costituendo tali dati circostanze oggettive esterne idonee a stabilire in modo certo l’anteriorità della formazione del documento ai sensi dell’art. 2704 c.c. La procedura opposta ha poi escluso che la produzione della lettera di patronage potesse sanare la rilevata carenza probatoria della fonte negoziale del credito, atteso che nel patronage l’obbligazione assunta dal patronnant è quella di agevolare l’erogazione del finanziamento e di rassicurare il creditore sul buon esito dell’operazione ma non già quella di eseguire una prestazione omologa a quella a cui è tenuto il soggetto patrocinato. L’amministrazione straordinaria opposta ha infine rilevato la mancata prova del credito fatto valere dalla banca opponente, attesa l’inidoneità a tal fine dell’estratto di saldo conto allegato pure certificato ai sensi dell’art. 50 TUB, rappresentando lo stesso l’espressione numerica del saldo che scaturisce dalle diverse annotazioni di dare ed avere e non, come l’estratto conto, documento certificante le movimentazioni analitiche del rapporto.

Nessuno è intervenuto. La causa è stata istruita attraverso l’acquisizione della documentazione allegata dall’istituto di credito opponente.

All’udienza del 23.01.2017 l’opponente ha chiesto di produrre documentazione comprovante pagamenti eseguiti da PICFIC nell’interesse di Elea S.p.A., ma l’ammi­nistrazione straordinaria opposta ha eccepito l’inammissibilità di tale produzione per­ché tardiva.

All’udienza del 26.04.2017, il Giudice relatore, delegato alla trattazione del pro­cedimento, si è riservato di riferire al Collegio, assegnando alle parti termine di gior­ni sessanta per il deposito di comparse conclusionali e successivo termine di giorni venti per il deposito di memorie di replica. La causa veniva istruita solo documental­mente ed è stata trattenuta in decisione all’udienza del 14.12.2017 (con termine per memorie sino al 5.03.2018) ed il collegio si è riservato di decidere in merito.

DIRITTO

L’opposizione è fondata e deve essere accolta.

Preliminarmente, occorre rilevare l’inammissibilità della produzione documentale effettuata dall’istituto di credito opponente all’udienza del 23.01.2017 fissata per la precisazione delle conclusioni. Trattasi della copia fotostatica della distinta di un bonifico eseguito il 20.07.2010 da PICFIC in favore di Intesa Sanpaolo relativo alla “posizione Elea”, trasmesso a mezzo telefax in pari data all’istituto di credito beneficiario, e di copie fotostatiche di cinque assegni circolari emesso in favore dello stesso istituto. L’art. 99 comma 2 n. 4 l. fall. sancisce che a pena di decadenza il ricorso in opposizione allo stato passivo debba contenere l’indicazione specifica dei mezzi di prova e stabilisce così la barriera preclusiva non solo per l’indicazione delle prove ma anche, relativamente alle prove precostituite, per la loro materiale allegazione. In materia di opposizione allo stato passivo fallimentare, infatti, il ricorrente deve produrre i documenti di cui intenda avvalersi nel termina stabilito, a pena di decadenza, dall’art. 99 comma 2 n. 4 l. fall., la cui inosservanza è rilevabile di ufficio inerendo a materia sottratta alla disponibilità delle parti (così, tra le molte, Cass. Sez. 1, Sentenza n. 25714 del 14/12/2015, Rv. 637947-01). Nel caso di specie, è appena il caso di rilevare che i documenti, non menzionati nel ricorso in opposizione e prodotti per la prima volta il 23.01.2017, sono stati formati senz’latro in data antecedente al deposito dell’atto introduttivo del presente giudizio e con ogni probabilità, tenuto conto delle datazioni del telefax, sono pervenuti pure nella disponibilità della banca opponente in data antecedente all’11.06.2015.

Ciò premesso, si osserva che il credito vantato da Intesa Sanpaolo trae fondamento dalla lettera di patronage del 26.11.2007 rilasciata da PICFIC (all. 1 al ricorso in opposizione), documento – è bene subito chiarirlo – avente data certa anteriore al decreto di apertura dell’amministrazione straordinaria della Congregazione, essendo su di esso impressa la timbratura postale recante la data appena indicate, richiesta peraltro proprio dalla banca beneficiaria. È noto che la scrittura provata non autenticata che forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro postale abbia data certa ex art. 2704 c.c., equivalendo detta timbratura ed attestazione autentica dell’invio del documento il medesimo giorno in cui esso è stato formato (v., tra le molte, la recentissima Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 23281 del 05.10.2017, Rv. 645474-01).

Con l’atto di cui si discute PICFIC non si è limitata a comunicare ad Intesa Sanpaolo di avere il controllo su Elea S.p.A., alla quale l’istituto torinese aveva concesso linee di credito per complessivi Euro 4.446.000,00 ma si è impegnata a non disporre della propria partecipazione (la Congregazione deteneva direttamente il 49,99% del capitale di Elea e tramite la sua controllata Hospital Service S.r.l. un ulteriore 40% del capitale sociale della debitrice) senza averne dato alla banca preventiva comunicazione scritta e si è impegnata altresì a “fare in modo che la Elea S.p.A. faccia sempre fronte alle sue obbligazioni” nei confronti della banca “così che le stesse Vi siano rimborsate”.

Al contrario di quanto dedotto dall’amministrazione straordinaria opposta, appare evidente che ci si trovi al cospetto di lettera di patronage c.d. forte e non già di lettera di patronage c.d. debole. È noto che le lettere di patronage costituiscano uno strumento negoziale atipico elaborato dalla pratica degli affari, con il quale il dichiarante o patronnant, di regola una società controllante, presenta ad una banca un aspirante cliente, di regola una propria società controllata, al fine di agevolare l’ero­gazione del credito e di rafforzare il convincimento dell’istituto erogante che il patrocinato farà fronte ai propri impegni derivanti dalla conclusione dei contratti di finanziamento. Il contenuto di tale dichiarazione può essere meramente informativo, allorché il patronnant si limiti a comunicare alla banca di detenere una partecipazione di controllo sul patrocinato, impegnandosi ad informarla in caso di dismissione della partecipazione (per un istituto di credito può essere importante al fine di valutare l’af­fidabilità del soggetto finanziato sapere della sua appartenenza ad un importante gruppo imprenditoriale) (lettera di patronage c.d. debole), ed in tal caso un eventuale responsabilità del patronnant può rilasciare una dichiarazione di contenuto impegna­tivo, allorché affermi che eserciterà la propria posizione di influenza sulla società finanziata per far sì che questa sia correttamente gestita ed adempia alle proprie obbligazioni restitutorie o che manterrà quest’ultima in condizioni patrimoniali tali da permettere la restituzione del finanziamento (lettera di patronage c.d. forte).

È indubbia l’efficacia vincolante della lettera di patronage c.d. forte, figura negoziale riconducibile all’istituto regolato dall’art. 1333 c.c., essendo tale dichiarazione, sia pure con strumenti e modalità diverse da quelli propri delle garanzie personali tipiche, diretta a rafforzare la protezione dei diritti del creditore, e quindi a realizzare comunque interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 comma 2 c.c. (così, Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10235 del 27.09.1995). L’obbligazione che assume il patronnant non è tuttavia di contenuto omologo a quella del patrocinato, come nella fideiussione, laddove il fideiussore manifesta la volontà di adempiere, a titolo di garanzia, la medesima prestazione del debitore principale, ma è autonoma rispetto a quest’ulti­ma, impegnandosi il dichiarante ad un facere, ad esempio a tenere un certo comportamento nell’esplicazione della propria influenza sulla controllata, o ad un dare, ad esempio a mettere a disposizione di quest’ultima i mezzi economici necessari per a­dempiere, in sostanza a porre in essere una prestazione strumentale ad assicurare l’a­dempimento del patrocinato, pur sempre svincolata dall’obbligazione principale sullo stesso gravante. L’inadempimento di tale prestazione comporta, nel caso in cui derivi dalle proprie omissioni o dalla propria negligenza l’insolvenza nei confronti della banca del patrocinato, una responsabilità di tipo contrattuale, ai sensi dell’art. 1218 c.c., ed un conseguente obbligo risarcitorio nei confronti dell’istituto di credito erogante.

Nel caso di specie, l’impegno assunto da PICFIC nei confronti dell’istituto di credito opponente di non disporre delle partecipazioni della debitrice Elea direttamente e indirettamente detenute senza previa informazione scritta e soprattutto l’impegno di assicurare che Elea adempia puntualmente le obbligazioni assunte nei riguardi della banca che le aveva concesso le linee di credito non lasciano adito a dubbi circa la natura obbligatoria e vincolante e non già meramente informativa della lettera del 26.11.2007. Erra peraltro l’amministrazione straordinaria opposta, che pure cor­rettamente discrimina tra lettera di patronage e fideiussione, allorché fa discendere la natura obbligatoria e dunque “forte” della lettera di patronage ad un impegno ad adempiere le medesime obbligazioni assunte dalla controllata in luogo di quest’ulti­ma in caso di suo inadempimento. Se tale impegno fosse stato assunto da PICFIC, l’atto negoziale di cui si discute sarebbe qualificabile come una fideiussione, connotando quest’ultima, a differenza della lettera di patronage, proprio l’intenzione di a­dempiere a titolo di garanzia la stessa prestazione del debitore principale così da far sorgere un vincolo di solidarietà tra il debitore e fideiussore.

Chiarito dunque che il credito vantato dall’istituto opponente trae fondamento dalla lettera di patronage forte rilasciata da PICFIC il 26.11.2007 ed ha dunque natura risarcitoria o indennitaria, occorre altresì rilevare che con lettera denominata “Proposta di rientro del credito da Voi vantato nei confronti della Elea S.p.A. assistito da nostro impegno di pagamento” recante la data del 19.04.2010 e indirizzata ad Intesa Sanpaolo (all. 2 alla domanda di insinuazione al passivo) PICFIC ha riconosciuto l’esistenza dell’esposizione debitoria in quel momento gravante su Elea, ammontante a Euro 2.360.405,61, derivante sia dall’utilizzo del conto anticipi su fatture (n. 346044) sia dal saldo del rapporto di conto corrente avente n. 2516/38550150, e si è impegnata ad estinguere tali debiti attraverso il versamento immediato di 5 assegni circolari per l’importo di Euro 250.000, 12 versamenti trimestrali non inferiori ad Euro 175.900 e pagamento in un’unica soluzione sulla dilazione di interessi scalari calcolati al tasso del 3,5% annuo, a fronte della rinuncia dell’istituto di credito ad insinuarsi nel passivo di Elea. È stato infatti documentato dall’opponente che Elea S.p.A. era stata dichiarata fallita l’11.02.2010 e che dopo pochi mesi, il 09.07.2010, il fallimento era stato chiuso per mancanza di domande di insinuazione al passivo (cfr. all. 1 alla domanda di insinuazione al passivo). Dunque può dirsi riscontrato che Intesa Sanpaolo non ebbe a presentare alcuna domanda di ammissione al passivo fallimentare di Elea, secondo quanto indicato nella menzionata lettera dell’aprile 2010, le cui condizioni l’istituto di credito aveva espressamente accettato (cfr. all. 3 alla domanda di insinuazione al passivo).

Ora, l’amministrazione straordinaria opposta assume, come già i Commissari Straordinari avevano dedotto nel progetto di stato passivo, che la lettera recante la data del 19.04.2010, nella quale PICFIC si impegna a tenere indenne l’istituto finanziatore in conseguenza dell’inadempimento della propria controllata, è scrittura privata priva di data certa, in quanto tale non opponibile alla procedura. Tale assunto non ha fondamento, non solo in ragione di quanto già argomentato circa la concomitante del riconoscimento dell’esistenza del debito di Elea e dell’assunzione del­l’obbligazione indennitaria operati da PICFIC con la procedura fallimentare in quel momento pendente nei confronti della società finanziata e quindi la loro anteriorità rispetto alla data di chiusura del fallimento (09.07.2010) ma anche perché della lettera del 19.04.2010 e del suo contenuto fa espressa menzione altra missiva, questa sì avente data certa, inviata da Elea ad Intesa Sanpaolo il 17.02.2011 (all. 5 alla domanda di insinuazione al passivo). Trattasi infatti di lettera spedita quel giorno attraverso il servizio data certa digitale di Postel, come si evince dall’apposizione della c.d. EPCM (Electroinc Postal Certification Mark) rilasciata da Poste Italiane, che conferisce per l’appunto certezza della data di invio del documento digitale. Nella lettera di cui si discute, nella quale peraltro viene quantificato l’ammontare dell’esposi­zione debitoria in quel momento gravante di Elea (Euro 1.583.600), è contenuta, come detto, un’esplicita menzione della precedente lettera ricognitiva dell’aprile 2010 (“come da proposta di rientro del 19.4.2010 sottoscritta dalla Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione ...”), che dunque non poteva che essere stata redatta in precedenza. Tale conclusione, al contrario di quanto dedotto da parte opposta, non discende da un ragionamento induttivo e indiziario dal quale scaturisce un giudizio di mera verosimiglianza della certezza della data e della sua anteriorità rispetto all’apertura dell’amministrazione straordinaria in PICFIC, intervenuta il 29.03.2013, ma è desunta da un fatto storico preciso e temporalmente certo – l’invio in data 17.02.2011 di documento che menziona espressamente la precedente lettera priva di data certa – che stabilisce con il grado di certezza richiesto dall’art. 2704 c.c. l’anteriorità della formazione dell’atto con il quale la Congregazione aveva riconosciuto l’esposizione debitoria della propria controllata ed aveva assunto nei riguardi della banca finanziatrice l’impegno ad estinguerla con i modi già descritti.

Al riguardo, occorre rilevare che la Suprema Corte, allorché non ha riconosciuto come “elemento idoneo a conferire certezza alla data” ai sensi dell’art. 2704 c.c. “la menzione della scrittura in altro documento proveniente da un privato, che sia privo a sua volta di data certa” (così, Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11129 del 07.05.2008, Rv. 603142-01), ha invece per converso riconosciuto che la menzione della scrittura priva di data certa in documento avente invece data certa costituisca fatto che stabilisce con il grado di certezza richiesto dall’art. 2704 c.c. l’anteriorità della formazione della prima rispetto al secondo.

La produzione non solo dell’estratto di saldaconto alla data del 10.04.2013, coeva all’apertura dell’amministrazione straordinaria di PICFIC, certificato conforme alle scritture contabili della banca da un suo dirigente, ma degli estratti conto scalari a far data dal 31.01.2011 (all. 7 alla domanda di insinuazione al passivo) e l’inter­venuta ammissione di Intesa Sanpaolo al passivo dell’amministrazione straordinaria di Elea S.p.A. (sottoposta a detta procedura concorsuale con decreto del 24.04.2013) per lo stesso importo oggi rivendicato da Intesa Sanpaolo forniscono positivo riscontro, ad avviso di questo Collegio, tanto dell’esistenza quanto della quantificazione dell’esposizione debitoria di Elea nei riguardi dell’istituto di credito opponente alla data di emissione del decreto di amministrazione straordinaria di PICFIC (29.03.2013) e conseguentemente anche della quantificazione dell’obbligo risarcitorio della Congregazione fondato sulla lettera di patronage forte del 26.11.2007. È appena il caso di rilevare che l’ammontare dell’esposizione debitoria di Elea indicato nel primo degli estratti conto scalari prodotti alla data del 28.01.2011 (Euro 1.583.605,61) è perfettamente coincidente con l’ammontare indicato nella missiva denominata “piano di rientro” con la quale Elea confermava ad Intesa Sanpaolo l’assenso al ripristino dell’espo­sizione debitoria sul conto corrente tecnico n. 5082/1000/1609 (di cui la banca opponente ha prodotto estratto di saldaconto certificato e estratti conto scalari) (all. 4 alla domanda di insinuazione al passivo) e si discosta di soli 5,61 Euro rispetto all’am­montare indicato nella lettera inviata da Intesa Sanpaolo a Elea il 26.01.2011 (Euro 1.583.600,00), riprodotta nella già richiamata missiva digitale avente data certa spedita il 17.02.2011 dalla debitrice alla banca che aveva erogato il finanziamento. La produzione degli estratti conto scalari è peraltro integrale, risalendo al 27.01.2011 l’aper­tura del conto tecnico n. 5082/1000/1609, sul quale sono stati riversati il conto anticipo fatture n. 346044 e il conto corrente n. 2516/38550150.

Inoltre, come detto, Intesa Sanpaolo ha dedotto e documentato di essere stata am­messa al passivo dell’amministrazione straordinaria di Elea (di cui peraltro sono Com­missari Straordinari gli stesso Commissari Straordinari di PICFIC) per lo stesso importo per il quale ha chiesto di insinuarsi al passivo dell’amministrazione straordinaria di PICFIC (Euro 909.786,46) indicato quale saldo debitore del conto corrente tecnico n. 5082/1000/1609 (cfr. all. 9 e 10 alla domanda di insinuazione al passivo). A tali considerazioni, di per sé già assorbenti, occorre aggiungere l’espressa ricognizione del debito operata da Elea nei confronti della banca finanziatrice con la più volte richiamata missiva digitale del 17.02.2011 avente data certa.

Dovendo naturalmente l’obbligo indennitario di PICFIC nei confronti dell’istituto di credito opponente essere commisurato in relazione all’ammontare del debito della controllata patrocinata (Elea S.p.A.) ex artt. 1218 ss. C.c., deve ritenersi accertata nella misura di Euro 909.786,46 l’entità della pretesa avanzata da Intesa Sanpaolo in questa sede. In riforma del decreto impugnato, l’istituto di credito de quo deve pertanto essere ammesso al passivo dell’amministrazione straordinaria PICFIC per l’importo complessivo di Euro 909.786,46 con collocazione chirografaria.

Tenuto conto che l’accertamento della pretesa creditoria è stato reso possibile nel presente giudizio ex art98 l. fall. anche grazie alla produzione della lettera di patronage del 26.11.2007, fonte negoziale di detta pretesa, non allegata alla domanda di insinuazione al passivo, sussistono giusti motivi per la compensazione parziale delle spese di lite nei limiti della metà, con conseguente condanna dell’amministrazione straordinaria soccombente alla rifusione nei limiti dell’altra metà delle spese di costituzione e difesa sostenute da Intesa Sanpaolo.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sull’opposizione allo stato passivo del­l’amministrazione straordinaria della Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (n. 1/2013), proposta da Intesa Sanpaolo S.p.A., così decide:

a) ammette Intesa Sanpaolo S.p.A. al passivo dell’amministrazione straordinaria per Euro 909.786,46 in chirografo;

b) compensa nei limiti della metà tra le parti le spese di lite, condannando l’am­ministrazione straordinaria della Provincia Italiana della Congregazione dei Figli del­l’Immacolata Concezione (n. 1/2013) alla rifusione delle spese di lite sostenute da Intesa Sanpaolo S.p.A., che liquida in Euro (Omissis) oltre rimborso forfettario spese generali, IVA e CPA come per legge.

(Omissis).


Commento

Sommario:

1. La vicenda processuale - 2. La questione: le lettere di patronage, efficacia e tipologie - 3. La decisione del Tribunale di Roma - NOTE


1. La vicenda processuale
Con il decreto in esame il Tribunale di Roma si è pronunciato nel giudizio di opposizione allo stato passivo dell’amministrazione straordinaria di un ente che con una lettera di patronage si era impegnato a fare in modo che una società controllata facesse fronte al rimborso di un finanziamento. La banca, che aveva concesso delle linee di credito ad una società successivamente dichiarata fallita, aveva chiesto di insinuarsi al passivo dell’amministrazione straordinaria della società controllante sul presupposto che quest’ultima avrebbe garantito la restituzione delle somme finanziate alla società dalla medesima controllata [1]. Il credito non era stato ammesso al passivo per mancanza della prova dell’esi­stenza di un rapporto di garanzia. Avverso lo stato passivo esecutivo proponeva, dunque, opposizione la banca rilevando che nella fattispecie ci si trovava di fronte ad una lettera di patronage c.d. forte e non già ad una lettera di patronage c.d. debole. Nella lettera di patronage la società controllante, oltre a comunicare alla banca di avere il controllo della società che avrebbe beneficiato di alcune linee di credito, si era impegnata a fare in modo che la società controllata avesse fatto sempre fronte alle sue obbligazioni nei confronti della banca così che le stesse venissero rimborsate.

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2. La questione: le lettere di patronage, efficacia e tipologie
Le lettere di patronage, anche conosciute in Italia come lettere di gradimento, costituiscono uno strumento negoziale atipico che ha trovato diffusione dall’inizio de­gli anni ’80 nella prassi degli affari soprattutto nell’ambito dei gruppi societari al fine della realizzazione di comuni interessi economici [2]. Attraverso lo strumento in esame, il dichiarante o patronnant, di regola una società controllante, presenta ad una banca un aspirante cliente, di regola una propria società controllata, al fine di agevolare l’erogazione del credito e di rafforzare il convincimento dell’istituto erogante che il patrocinato farà fronte ai propri impegni derivanti dalla conclusione dei contratti di finanziamento. Il concetto di lettera di patronage si presenta in realtà in maniera vaga dovendosi esaminare, al fine di qualificare le dichiarazioni contenute e conseguentemente in­dividuare la disciplina applicabile, il contenuto della lettera [3]. Il fenomeno giuridico delle lettere di patronage non è, dunque, sussumibile in un’unica fattispecie tipica potendosi manifestare differentemente a seconda del contenuto della dichiarazione [4]. Sotto il profilo del contenuto si possono distinguere lettere di patronage c.d. debole da lettere di patronage c.d. forte o “impegnativo” [5]. Nel primo caso il contenuto della dichiarazione è meramente informativo, allorché il patronnant si limiti a comunicare alla banca di detenere una partecipazione di controllo sul patrocinato, impegnandosi ad informarla in caso di dismissione della partecipazione (informazione rilevante per un istituto di credito in quanto l’apparte­nenza ad un gruppo imprenditoriale è utile al fine di valutare l’affidabilità del soggetto finanziato) o altre informazioni di carattere generale relativamente allo stato economico-finanziario della controllata. Diversamente si qualifica come lettera di patronage c.d. forte la lettera in cui il patronnant rilascia una dichiarazione di contenuto impegnativo, allorché affermi che eserciterà la propria posizione di influenza sulla società finanziata per far sì che questa sia correttamente gestita e adempia alle proprie obbligazioni restitutorie o che manterrà [continua ..]

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3. La decisione del Tribunale di Roma
Il fenomeno giuridico delle lettere di patronage non è, dunque, sussumibile in un’unica fattispecie tipica potendosi manifestare differentemente a seconda del contenuto della dichiarazione [15]. Concludendo nella fattispecie il Tribunale ha correttamente qualificato come im­pegnative le dichiarazioni contenute nella lettera individuando così un’ipotesi di lettera di patronage c.d. forte dal momento che la società controllante nella fattispecie non si era limitata a fornire informazioni sulla società controllata ma aveva dichiarato di non disporre delle partecipazioni, sia direttamente che indirettamente detenute, senza previa informazione scritta e soprattutto aveva assunto l’impegno di assicurare che la controllata adempiesse puntualmente le obbligazioni assunte nei confronti della banca che le aveva concesso le linee di credito. Il contenuto negoziale delle dichiarazioni rese, rileva il Tribunale, non lascia dubbi, quindi, circa la natura obbligatoria e vincolante della lettera di patronage. Il credito richiesto di ammissione al passivo dell’amministrazione straordinaria della società che ha rilasciato la dichiarazione ha, dunque, natura risarcitoria o indennitaria ed era stato tra l’altro riconosciuto nel suo ammontare in una lettera contenente una proposta di rientro che la controllante aveva inviato alla banca avente data certa desumibile aliunde dal fatto che era stata menzionata in altra successiva lettera avente quest’ultima data certa. Il Tribunale di Roma, ha quindi correttamente ammesso al passivo il credito della banca essendo lo stesso stato oggetto di garanzia atipica prestata a mezzo di lettera di patronage c.d. forte ed essendo stato lo stesso provato nel suo ammontare non solo in una lettera contenente un piano di rientro ma anche dal fatto che l’istante era stata ammessa al passivo del fallimento della società per il medesimo importo e che in sede di ammissione al passivo erano stati prodotti integralmente tutti gli estratti conto scalari relativi. L’impegno assunto dalla controllante di far sì che la controllata fosse sempre in grado di far fronte ai propri obblighi si traduce, infatti, in una dichiarazione di generale mantenimento della solvibilità che genera una responsabilità ex art. 1218 c.c.

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NOTE

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